Una porzione di leggerezza, o come racconteremo la Vuelta

Racconteremo la Vuelta in maniera diversa, senza tuttavia rinnegare l’istantanea.

 

 

La Vuelta a España 2019 che partirà dopodomani, oltre ad essere il terzo grande giro della stagione, sarà anche la terza grande corsa a tappe che Suiveur racconterà: a voi, ma non necessariamente, nel senso che alla fin fine si scrive un po’ – un bel po’ – per se stessi. Seguire ventuno tappe pressoché consecutive non sarà semplice, ma se ce la fanno i corridori ce la faremo anche noi. Per farlo, ci affideremo come sempre a pochi essenziali strumenti: due dei cinque sensi – vista e udito, d’altronde Eurosport non si può né toccare, né annusare, né tantomeno assaporare -, l’intuito, le capacità riflessive e associative e una discreta dose di fantasia. I racconti delle ventuno frazioni, tuttavia, non potranno essere considerati delle vere e proprie istantanee: la trama lascerà il posto ad una serie di spunti brevi e incisivi, la coerenza interna non è assolutamente garantita, la necessità di far tornare tutto verrà sostituita dalla speranza di far combaciare almeno qualcosa. Serenità e brio, ce lo insegna la Spagna; leggerezza, per essere ancora più precisi, che tutto è fuorché superficialità – questa, invece, è di Italo Calvino.

Siccome dovevamo dare un nome a questo nuovo formato, abbiamo scelto paella, e i motivi per i quali abbiamo optato per questa parola sono almeno tre: non ne abbiamo trovato uno migliore, uno che sapesse offrire una simile gamma di stati d’animo; è una delle prime cinque parole che vengono in mente quando si parla della Spagna – è una affermazione puramente personale, non c’è nessuna ricerca da noi conosciuta che suffraga quanto scritto, ma non crediamo d’aver detto una fesseria; tra la paella e una corsa di biciclette ci sono più assonanze di quello che si crede. La ricetta della paella contempla un numero sterminato di ingredienti: riso, verdure verdi, pomodori, fagioli, lumache, brodo, paprica, zafferano, rosmarino, carciofi, peperoni, carne, pesce – a volte entrambi, ogni tradizione ha la sua credibilità. Il fatto è che paella, da un punto di vista etimologico, non è la pietanza, bensì la tipica padella nella quale essa viene preparata: l’oggetto e non il soggetto, dunque; l’esterno e non l’interno, il contenitore e non il contenuto. Un po’ come nel ciclismo: l’evento, la corsa e il gruppo sono soltanto dei pretesti per raccontare la storia di tutti quegli ingredienti che danno sapore.

 

 

Foto in evidenza: ©Cyclingnews.com, Twitter