Alberto Contador vede il mare e sogna di ribaltare la maglia gialla.

 

Il Col d’Èze è uno spartiacque naturale tra terra e mare, un terrazza che si affaccia sulla Costa Azzurra senza dimenticare il paesaggio collinare. La strada dipartimentale che si arrampica sul colle è chiamata la La Grande Corniche e il motivo è facilmente intuibile. Trovandosi nei pressi di Nizza, il Col d’Èze è un trampolino del quale gli organizzatori della Parigi-Nizza non vogliono fare a meno.

D’altronde è il canovaccio della corsa, che procede per contrasto dal 1933: parte da nord e finisce a sud, comincia nell’entroterra e termina sulla costa dopo aver attraversato le montagne, venne battezzata “Corsa del sole” e spesso il sole è l’unico invitato che non si fa vedere alla festa. Per l’ultima tappa dell’edizione 2017 Alberto Contador aveva adottato il piano del bagnante più affezionato: puntare la sveglia quando tutti gli altri dormivano per accaparrarsi il posto migliore sulla spiaggia.

Fino a quel momento la corsa e il maltempo avevano fustigato Contador in ogni modo. Nella prima tappa, ad esempio, la pioggia e il vento avevano ulteriormente sciupato una corazza già provata. Lasciò per strada un minuto e la sensazione che la brutta stagione indebolisce più i vecchi che i giovani. Giovane non lo era più da un po’, Contador: mica come Alaphilippe, che con la spregiudicatezza di chi non conosce ancora i suoi limiti gli rifilò diciannove secondi nella cronoscalata al Mont Brouilly.

Il gruppo, insomma, pensava finalmente di aver raddrizzato quel legno storto che era Alberto Contador. Lui, invece, consapevole che tentare di raddrizzare un legno storto significa spezzarlo, aveva fatto del suo difetto un punto di forza. Sulle rampe del Col de la Couillole si gettò all’attacco e soltanto Porte, ormai escluso dalla lotta per la classifica generale, riuscì a sopravanzarlo. In Contador la voglia di vedere il mare era ormai insopportabile.

Jarlinson Pantano non ha nessuna velleità balneare ma è uno di quelli che farebbe di tutto per mettere il suo capitano nelle condizioni migliori, a maggior ragione se per farlo si viene persino pagati. E il suo capitano è Alberto Contador, che nell’ultima tappa della Parigi-Nizza 2017 mette davanti sulla Côte de Peille uno dei suoi migliori gregari. Poi, una volta che in molti si sono resi conto che il mare è ancora terribilmente lontano, Contador ha accelerato.

Lungo la sua corsa lo spagnolo trova personaggi d’ogni tipo: Sergio Henao e Daniel Martin, rispettivamente il primo e il secondo della classifica generale, che in un primo momento provano a seguirlo salvo poi realizzare che sulla spiaggia di Nizza ci si può arrivare anche col proprio passo; Matthews e De la Cruz, che contagiati dalla sua voglia e da un miraggio di felicità danno corda alle sue ambizioni; oppure Marc Soler, giovane tiratardi che spera che siano gli altri a tenergli un posto sul bagnasciuga.

Dalla cima del Col d’Èze si vede il mare e il traguardo di Nizza. Contador non esige poi molto. Gli basterebbe essere stato più veloce di Sergio Henao di almeno trentadue secondi. E invece i secondi di vantaggio sono solo ventinove, così Contador ha fatto tutta questa fatica per perdere una corsa a tappe di una settimana per due secondi. Conclude secondo anche nell’ordine d’arrivo di giornata, dato che De la Cruz aveva puntato la sveglia un attimo prima di lui, e secondo persino nella classifica degli scalatori, vinta da Alaphilippe che ha deciso di far pesare la freschezza del decennio che li separa.

Per Contador arrivò il momento delle recriminazioni: se non avesse perso tutto quel tempo nella prima frazione, se avesse avuto qualche primavera in meno, se avesse vinto l’ultima tappa. Ma, come si dice, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Lo spagnolo si consola in fretta: veste i panni dello sconfitto con dignità e lenisce il dispiacere del fallimento con la consapevolezza d’aver dato agli appassionati un buon motivo per scendere in spiaggia nonostante la bassissima stagione. “Tutto sommato è stata una bella giornata di ciclismo”, riflette malinconico. È l’effetto che fa il mare di marzo, che si muove senza far rumore.

 

Foto in evidenza: ©Paris-Nice, Twitter

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.