Gasparotto: l’uomo dell’Amstel

L’uomo della corsa della birra arriva dalla terra del buon vino.

 

Pochi corridori in Italia hanno interpretato bene le classiche delle Ardenne in questi ultimi anni come Enrico Gasparotto. Pochi corridori in Italia, anzi nessuno, ha raggiunto i suoi risultati negli ultimi anni su quelle strade fatte di côtes taglienti come denti di piranha, stradine infide che tolgono il respiro con le loro curve e contro curve, corse massacranti per la testa e il cuore ancora prima che per i muscoli. Gincane ai tempi del professionismo su strada. Pochi corridori in Italia, ma non solo, sono sottovalutati come il classe ’82 nato a Sacile in provincia di Pordenone, ma cresciuto a Casarsa.

Dalle sue parti ha origini e poi sepoltura Pierpaolo Pasolini; sorgono diverse aziende vinicole una delle quali è un must per chi attraversa il nordest in treno: guardando fuori dal finestrino poco prima di entrare in stazione, si nota un enorme torre con sopra scritto “La Delizia” mentre l’aria è impregnata da un caratteristico odore di industrie e mosto.

Dalle sue parti passano le risorgive. Passa il Lemene, il Sile, il Reghena, ma soprattutto il Tagliamento; dalle sue parti Enrico Gasparotto ha sviluppato negli anni caratteristiche da corridore adatto alle Ardenne, che tra anni ottanta, novanta e primi duemila sono stati il vanto del movimento italiano (Argentin, Bartoli, Bettini, Rebellin e Di Luca tanto per citare alcuni tra i corridori più vincenti nelle corse ardennesi).

Gasparotto ai tempi dell’Astana (Foto © Laurie Beylier CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)

Restando lontano dai riflettori, Enrico Gasparotto ha visto spesso passare in sordina i suoi risultati. In carriera ha vinto meno di quello che ci si poteva aspettare da un corridore tagliato per alzare per primo le mani sul traguardo: spunto veloce, abile su finali che tirano all’insù o al termine di percorsi impegnativi. Doti di fondo che ne hanno fatto diventare un punto di riferimento per il ciclismo tricolore nelle classiche tra metà e fine aprile, dove la sua carriera ha raggiunto le vette più importanti.

Quando era ancora in fasce vinse nello stupore generale il titolo italiano: batteva l’emergente Filippo Pozzato, di qualche mese più vecchio, ma nettamente più quotato. È il 2005 e lui porta a spasso quella maglia tricolore fiero come un friulano. Era la sua prima stagione da professionista e solo qualche settimana prima scoccava la sua freccia in una tappa della Volta Catalunya battendo tra gli altri Thor Hushovd che quell’anno avrebbe fatto podio alla Sanremo, top ten alla Roubaix e conquistato la maglia verde al Tour de France.

Potrebbe essere l’alba di un possibile dominatore di corse in linea, sarà solo il preludio all’urlo in mondo visione di due stagioni dopo. Nella cronosquadre che apre il Giro 2007 vince la Liquigas e lui passa per primo, andando a vestire la maglia rosa; il suo capitano Danilo Di Luca non la prese troppo bene e il suo disappunto riecheggia ancora oggi.

Il biondissimo Gasparotto avanza, prova a scalare le gerarchie percorrendo il fiume della sua carriera su una zattera come un compagno di avventure di Tom Sawyer e Huckleberry Finn. Nel 2008 arriva il terzo successo in carriera: tappa alla Tre giorni di La Panne in un arrivo che trasforma la fiamminga Zottegem in un quartiere italiano: primo Gasparotto, secondo Paolini, (per Gasparotto un maestro: “Mi ha insegnato come si corre”), terzo Quinziato.
Un arrivo che vede ai piedi del podio un giovane Niki Terpstra. Gasparotto però sulle pietre non lascerà il segno, a differenza di quelli che si metterà dietro quel giorno: in carriera disputerà due volte il Fiandre senza concluderlo e sparerà le sue cartucce qualche chilometro più in là.

Due stagioni in agrodolce per lui in maglia Bahrain: nel 2017 si ritira nella “sua”Amstel a seguito di una caduta e arriva lontano alla Liegi. Nel 2018 è sul podio nella corsa olandese e sesto alla Liegi (Foto © Aivlis Photography)

I risultati di Gasparotto nelle classiche ardennesi, ne fanno un signore di queste corse, con l’Amstel al centro del suo mondo. Dal 2009 al 2018 ha sempre partecipato alla più importante classica olandese portandola a conclusione nove volte su dieci, si ritira nel 2017, finendo due volte lontano dai primi (nel 2009 all’esordio è trentanovesimo, nel 2011 è trentacinquesimo) e per ben sette volte in top ten: vincitore nel 2012 e nel 2016, terzo nel 2010 e nel 2018, ottavo nel 2014 e nel 2015, nono nel 2013. Alla Liegi ottiene un podio (terzo in quel magico aprile 2012 sesto nel 2013 e nel 2018) mentre alla Freccia Vallone il miglior risultato è il quinto posto del 2016.

La vittoria All’Amstel Gold Race del 2012 è un fiore pregiatissimo. Il suo sprint in cima al Cauberg riporta il pedale italico in vetta alle grandi classiche dopo anni di indolenza e Gasparotto lo fa vincendo una volata che sembra non finire mai su Jelle Vanendert, Peter Sagan e Oscar Freire che aveva anticipato tutti scattando ancora prima di arrivare ai piedi della collina che sovrasta la città di Valkenburg.

A fine stagione il Mondiale si correrà proprio su queste strade e vedranno il Cauberg trampolino di lancio verso il traguardo: trionferà Gilbert. Gasparotto resterà a casa dopo un incidente alla Vuelta.

Nel 2016 si scioglie nel giorno della sua doppietta all’Amstel Gold Race, grazie a un finale che è un misto di saggezza e furbizia. Gasparotto non corre più nel World Tour, rimane a piedi dopo cinque stagioni in Astana dove conquista una tappa alla Tirreno-Adriatico e l’Amstel Gold Race: pochissime vittorie, ma buone. Da inizio stagione corre nella Wanty-Groupe Gobert squadra vallone del circuito Professional.

In quell’Amstel Gold Race tutta la sua squadra arriva con il cuore gonfio di tristezza, l’anima lacerata dalla scomparsa di Antoine Demoitié, tranciato da una moto durante la Gand-Wevelgem di qualche settimana prima. Gasparotto prova in qualche modo a rendere omaggio: giorni prima nella Freccia del Brabante arriva secondo dietro Vakoč vincendo lo sprint dei battuti. È il preludio a quell’azione che lo porta a trionfare davanti a Valgren nella corsa olandese.

Proprio dietro Valgren nel 2018 Gasparotto ottiene un altro podio. Finisce terzo preceduto su quel traguardo anche da Roman Kreuziger (vincitore dell’Amstel nel 2013). Ora assieme compongono un terzetto che domenica andrà all’assalto nuovamente dell’Amstel Gold Race e le prime pedalate viste alla Freccia del Brabante sembrano fare le bollicine, per quel ragazzo cresciuto nella patria del vino e consacratosi nella corsa della birra.

Foto in evidenza: Emanuela Sartorio – Caffè & Biciclette

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.