La fantomatica squadra di ciclismo di Fernando Alonso

Quella volta in cui Fernando Alonso voleva entrare nel mondo del ciclismo.

 

 

“L’adrenalina che trasmette la vittoria è come ossigeno per un velocista”. Così Andrea Guardini della Bardiani-CSF commentava il suo successo nella decima tappa del Tour of Qinghai Lake. Per uno sprinter gli ultimi metri di gara sono cruciali: spegne il cervello, abbandona ogni paura e si butta nella mischia. Ciò che domina in questi attimi sono istinto e adrenalina.

Si corre a settanta chilometri orari, lanciati come coriandoli al vento verso un traguardo che ti arriva addosso all’improvviso e ti lascia senza fiato. Tutto accade in pochi secondi. Suspense, follia e concitazione dominano la scena. Gli spazi stretti si aprono come nuvole dopo una giornata di pioggia: a volte un raggio di sole filtra per illuminare la via maestra. Sono atleti nati per sprigionare potenza come cavalli imbizzarriti.

Anche i piloti di Formula Uno non sono da meno. Capaci di muoversi con destrezza quando si parla di cavalli e di C9H13NO3 – la formula molecolare dell’adrenalina-  la loro disciplina è più vicina al ciclismo di quanto si pensi.

Se parliamo di volate, le analogie sono evidenti. Pigiati come passeggeri sui bus romani alle 7.30 del mattino, i piloti delle monoposto corrono rasenti all’asfalto seguendo traiettorie spesso obbligate e tentando sorpassi dove solo un pazzo riuscirebbe a intravedere un buon pertugio per inserirsi.

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Non si indossano magliette e pantaloncini, ma tute e caschi integrali. Come proiettili colorati, le loro vetture sfrecciano a oltre trecento chilometri orari su circuiti sinuosi, accompagnati da un rumore assordante. “In sella” ai loro bolidi, i piloti assaporano sensazioni uniche, non lontane da quelle provate dai velocisti quando giungono in vista della “flamme rouge”.

Fernando Alonso, campione del mondo di F1 nel 2005 e nel 2006, ha vissuto sulla propria pelle cosa significhi guidare in queste condizioni e, spinto forse dalle scariche adrenaliniche, ha provato ad avvicinarsi al mondo del ciclismo. Accadeva tutto nel 2013, quando lo spagnolo era di casa a Maranello e gli occhi del World Tour erano puntati sulla Vuelta.

Il pilota della Ferrari sembrava incline a rilevare la licenza della Euskaltel-Euskadi, formazione nella quale militava l’amico Samuel Sánchez. Un presunto budget di circa sei milioni di euro avrebbe dovuto prolungare la vita dello storico team basco, lo stesso che il 2 settembre rilasciava questo comunicato: “Euskaltel e Fernando Alonso hanno raggiunto un principio d’accordo che garantisce un futuro alla squadra. Nelle prossime settimane saranno ultimate le trattative che porteranno all’acquisto da parte di Alonso della società proprietaria del team.”

Parole da prendere con le pinze, ma confermate dallo stesso pilota, il quale aggiungeva su Twitter: “Ho importanti notizie che arriveranno in questi giorni … Restate sintonizzati qui su Twitter e sul Web!”. Le notizie arrivarono pochi mesi dopo, verso dicembre, quando l’asturiano millantava un probabile contatto con uno sponsor di Dubai per un piano di finanziamento quinquennale per la nuova formazione ciclistica, tutto a partire dal 2015.

Le novità sarebbero state lo spostamento del team nelle Asturie, luogo di origine di Alonso, e una tolleranza zero nei confronti del doping: “Stiamo parlando con alcuni corridori – circolavano voci persino su Alberto Contador – ma non con quelli che già sono sotto contratto – tra i quali figuravano Sánchez, Nieve, Landa e i fratelli Izagirre – e non voglio gente coinvolta in vicende di doping, come medici, dirigenti o ciclisti”. Per scongiurare questa piaga sportiva, Alonso si rivolse a Paolo Bettini, chiamato in causa per assumere il ruolo di direttore tecnico del nuovo progetto.

©Giro d’Italia, Twitter

Tutto procedeva rapidamente, come sottolineato dallo stesso Bettini, che all’epoca dei fatti indossava le vesti di commissario tecnico della nazionale italiana. In un’intervista del 2015 a “La Gazzetta dello Sport”, il campione olimpico riassumeva l’iter che lo aveva portato all’interno del team: “Ricordo perfettamente le date, di fine 2013. Il 18 dicembre abbiamo parlato, il 23 c’è stato uno scambio di mail, il 26 mi è arrivata la proposta. Il 27 ho chiamato il presidente Di Rocco per avvisarlo che avevo deciso di lasciare la Nazionale. E il 7 gennaio mi sono incontrato a Madrid con Fernando e il manager, Luis Garcia Abad”.

Il suo ruolo all’interno del team era chiaro: “Dovevo costruire la squadra. Direttori sportivi, corridori, gestione del personale, consulenza sportiva. Ho lavorato con entusiasmo, passione, era una sfida esaltante. A fine marzo ero pronto, con i nomi e una idea di budget sulle indicazioni di Fernando”.

Per un ragazzo come Alonso, abituato a correre sul filo del rasoio, era facile velocizzare i ritmi e stringere i tempi. Il progetto era lanciato a tutto gas, ma i rettilinei ad un certo punto finiscono e, come accade sul tracciato dell’Eni Circuit, ci si imbatte nella Prima Variante: una “esse” a curve strette che porta inevitabilmente a una frenata. Il pilota del cavallino rampante tira le briglie e arresta la cavalcata verso il mondo del ciclismo e Bettini rimane a piedi, molto amareggiato.

Un anno dopo, riflettendo sulla vicenda, spiega i motivi per cui il progetto non è andato in porto fermandosi ai box per un pit-stop: “È partito tutto nell’anno sbagliato, per Fernando. Sono cominciati i cambiamenti in Ferrari di cui tutti sanno e anche lui ha cominciato a muoversi per cambiare squadra. È stata un’annata cruciale per la sua carriera e ha dovuto concentrarsi su quello, non c’era spazio per un progetto così affascinante ma anche impegnativo. Tutto il sistema si è inceppato.”

©The Dublin Reeds, Wikipedia

Gli eventi legati al cambio di scuderia di Alonso bloccano temporaneamente l’ambizioso progetto a cui Bettini aveva dedicato tante energie. In un’intervista rilasciata a inbici.net, il toscano conferma: “Il 2014 l’ho completamente dedicato a costruire una squadra e al 70% era tutto fatto, avevamo già concordato anche l’ingaggio di alcuni ciclisti. Purtroppo abbiamo scelto l’anno sbagliato”. Tempo speso per dare vita ad un progetto di cui però Bettini riesce a cogliere un lato positivo: “Non reputo il periodo dedicato una perdita di tempo perché ho scoperto l’approccio al lavoro da parte dei piloti. Ho capito che il nostro sport può essere paragonato alla Formula Uno e alla MotoGp. In tutti c’è l’atleta, il mezzo e la telemetria che, nel caso del ciclismo, sono i dati relativi ai watt, alla VAM e a tutto il resto”. Una magra consolazione, se paragonata agli obiettivi iniziali.

L’avventura di Alonso e Bettini finisce così con una fumata nera. Spingendo a fondo sull’acceleratore, il motore ha dimostrato i suoi limiti: la mancanza di ingranaggi oliati e collaudati. I due si lasciano così alla fine del 2014, con una stretta di mano e senza “nessun problema e nessuna polemica”. Con un pizzico di giusta e comprensibile diffidenza, Bettini decide di lasciare aperto uno spiraglio per il futuro: “Se avrà bisogno in futuro e mi ricontatterà, vedremo se io sarò ancora libero e se ci saranno le condizioni giuste”.

Nel 2016 le dichiarazioni di Luis García Abad, il manager di Alonso, riportate sull’agenzia di stampa Europa Press, riaprono la questione, ma come avvenuto due anni prima si risolve tutto in poco tempo e con un nulla di fatto. Non sappiamo se sia stato un tentativo di rilanciare l’immagine del campione di F1 oppure una reale volontà di riprendere il progetto lasciato parcheggiato ai box, ma l’effetto sortito sulla Euskaltel-Euskadi è come una boccata di ossigeno offerta ad un uomo in procinto di affogare. Le parole stimolano la società a provare a ritornare a galla.

La squadra basca, diventata nel frattempo Euskadi Murias, non cede e prosegue la sua corsa. Imbocca una via di fuga posizionata, come previsto in ogni circuito di F1, al termine di zone critiche. Procede ancora per qualche anno, ma nel 2019 la striscia di asfalto termina davanti ad un muro di copertoni: è la fine di una formazione che ha fatto la storia del ciclismo.

 

 

Foto in evidenza: https://www.elconfidencial.com/