La storia a fumetti di Sep Vanmarcke

Vento di lato e nuvole scure. È la Gand-Wevelgem del 2010, la corsa che rivela le qualità di Sep Vanmarcke: finisce secondo alle spalle di Eisel.

21 anni e pochi mesi, casacca bianca con un po’ di giallo e nero qua e là, marchiata Topsport Vlaanderen, nonostante la giovane età a osservarlo in viso sembra un vecchio e saggio lumacone. Su di lui si sprecano gli elogi, il Belgio rivede in quella pedalata sulle pietre, una nuova stella da scrutare con attenzione e il Team Garmin, pochi giorni dopo quell’exploit, lo mette sotto contratto.

Il 2011 è il suo primo anno in quello che ancora si chiamava Pro Tour, quarto posto all’E3 Harelbeke, in una delle più memorabili vittorie di Cancellara. Lui è il più giovane degli alfieri della squadra americana e nonostante sia un imberbe, va a giocarsi lo sprint per salire sul podio della semiclassica belga. A fine stagione sopravvive a un drammatico incidente alla Vuelta, quando finisce, insieme a Karsten Kroon, in un burrone, scendendo dal Puerto de Ventana.

Recupera in fretta, e nella stagione 2012 Vanmarcke è già uno dei corridori da tenere con maggiore attenzione quando il gruppo si sposta in Belgio e dintorni: inizia ad accumulare esperienza e risultati pesanti. Si muove in gruppo con disinvoltura, con ghigno famelico e senza peli sullo stomaco quando la corsa necessita di un attacco. Sul finire di febbraio del 2012 ecco la prima affermazione: l’Omloop Het Nieuwsblad. Una volta chiamato Omloop Het Volk, gara organizzata da uno dei maggiori quotidiani fiamminghi e dove “Omploop” significa “Circuito”.
La corsa si innesca a oltre cinquanta dall’arrivo, qui non valgono regole, non si corre compatti verso una salita o la volata finale: sovversivi del pedale su queste strade trovano il loro modo per far sentire la propria voce. Boonen fa esplodere il gruppo sul Taaienberg (e dove sennò!?), Vanmarcke sguscia via e si connette a quel gruppetto. Dentro di lui nasce il desiderio di mettersi in mostra: un attacco, due attacchi, tre attacchi, con lui rimangono solo Boonen e Flecha e li batterà allo sprint. “Non posso crederci, ho battuto il mio idolo“, saranno le sue prime parole dopo il traguardo.

Lo sport, in particolare il ciclismo, dà la possibilità ai più fortunati di correre fianco a fianco a quelli che sono i propri idoli. In alcuni casi puoi portargli le borracce, in altri, oltre a guardarli con ammirazione alla partenza e in gruppo e magari rischiare di incrociare il loro sguardo, anche di batterli su un traguardo prestigioso. Boonen sottovaluta gli avversari: “Pensavo di vincere e ho anticipato lo sprint, ma agli 80 metri dal traguardo ero già cotto, complimenti a Vanmarcke, ottimo corridore su queste strade.” e coglie il podio, Vanmarcke il primo successo, davanti al suo idolo, che sembrava aprirgli le porte per diventare dominatore su queste strade. E invece.

La narrazione ci permette di non seguire una linea temporale cronologica e così saltiamo al 2019. Sep Vanmarcke da quel successo che sembrava prodromo di una carriera destinata a metterlo tra i più grandi interpreti del pavé, lo vedono invece alla vigilia di una nuova stagione sulle pietre,  senza altri successi nelle corse del Nord (a eccezione del GP Impanis del 2013).
Se il corridore di Courtrai, fosse figlio di Walt Disney, probabilmente sarebbe Paperino. Troverà sempre qualcuno più forte di lui, oppure un malanno; forature nei momenti topici, oppure cadute in punti impensabili. Otterrà una sfilza di podi e piazzamenti nelle gare della primavera del Nord, che l’elenco rischia di portare via diverse ore.

Nel 2012 dopo il successo alla Omloop Het Nieuwsblad è alla Dwaars Door Vlaanderen e all’E3 Harelbeke. Nonostante la giovane età Vaughters lo investe del titolo di capitano unico al Fiandre: finirà 48°, staccato dal trio che si giocherà la vittoria (ancora Boonen, con Pozzato e Ballan) dopo essere stato a lungo tra i migliori in corsa. Nei mesi successivi Johan Museeuw lo investe del titolo di: “Miglior corridore belga del futuro per vincere Fiandre e Roubaix“.

Nel 2013, passato all’ex Rabobank, ora Belkin, ci arriva vicino: è nell’Inferno del Nord, battuto in uno sprint a due da Cancellara. Nel 2014 infila una serie di piazzamenti clamorosi:  alla Omloop Het Nieuwsblad, 3° alla Kuurne Brussels Kuurne,all’E3 Harelbeke, alla Gand-Wevelgemal Giro delle Fiandre, alla Roubaix: sei corse con sei vincitori diversi, e dove il punto in comune sono i suoi piazzamenti. Se esistesse una classifica a punti per queste corse, l’avrebbe vinta  a mani basse.

Nel 2015 è 5° all’Omloop Het Nieuwsblad dopo aver dato spettacolo per tutta la corsa: una foratura mentre sta scremando il gruppo in un azione che sarebbe forse stata decisiva lo mette fuori dalla lotta alla vittoria. In successione arriva , e 11° tra E3 Harelbeke, Gand Wevelgem e Parigi-Roubaix, in mezzo ci mette anche il 4° posto alle Strade Bianche, corsa che ha tanti punti in comune con le classiche del pavé.  È l’anno della doppia assenza al Fiandre di Boonen e Cancellara che apre un portone a diversi pretendenti, Vanmarcke è uno di questi, forse è il favorito numero uno , ma perderà il treno con fermata Taaienberg diretto verso le posizioni che contano e chiuderà 53°  “Non è stata sfortuna; stavo bene, ma non so cosa sia successo, ho preso il Taaienberg un po’ indietro e non sono più riuscito a rientrare. Ci credevo e sono deluso“. Se esistesse un premio per gli incompiuti, Vanmarcke lo farebbe suo di diritto.

Nel 2016 è 8° ad Harelbeke, 2° alla Gand, 3° al Fiandre, 4° alla Roubaix. Nel 2017 è 3° all’Het Niewsblaad, poi si ammala, ma corre lo stesso il Fiandre dove però una caduta che rischia di essere drammatica quanto lo è stata assurda, lo costringe al ritiro e a saltare la Roubaix. Lo scorso anno è 3° all’Omloop Het Niuewsblaad, 7° ad Harelbeke, 3° alla Dwaars door Vlaanderen, 13° al Fiandre e 6° alla Roubaix: rappresentazione allegorica del detto: “Gli manca un soldo per fare un lira“. Capite che per un corridore che punta la stagione sulla primavera francobelga, tutto ciò diventa frustrante.

Quelle nuvole nera che aveva accompagnato Vanmarcke al suo primo podio alla Gand-Wevelgem oramai nove stagioni fa, sembrano non averlo ancora abbandonato. Ora però inizia la sua decima stagione al Nord, spinto dal vento (e dal successo ritrovato quasi mille giorni dopo, tappa in Francia al Tour Haut Var), una costante in queste corse: “Per vincere in queste corse serve una spinta dalla fortuna ed esperienza“. La seconda è acquisita, sulla prima non resta che pedalarci sopra, con la mente sgombra, la saggezza del lumacone e il fuoco nelle gambe.

Immagine in evidenza @Claudio Bergamaschi – Bergamaschi photo

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.