Lo scandalo che riguarda la Festina sconquassa il Tour de France 1998.

 

 

Una vecchia stele sul Galibier racconterà ai ragazzi di domani le imprese di Marco Pantani, in particolar modo quella volta in cui dette nove minuti a Jan Ullrich; e la sfida del giorno seguente ad Albertville; infine la sfilata trionfale sui Campi Elisi, che nella cultura classica incoronavano gli eroi cari agli dei. Ma il Tour de France del 1998, purtroppo, non fu soltanto quello di Pantani e dei suoi voli.

C’è una alba fosca e ventosa sulla Manica, all’alba dell’8 luglio, e una tempesta che sta per abbattersi sulla Francia; non si parla di meteo ma di qualcosa di più grosso inerente alle vicende umane. Uno sconquasso sulla più prestigiosa corsa ciclistica del mondo.

Willy Voet viaggia sulla Fiat Marea della Festina, la squadra più blasonata degli anni ’90 e di cui è massaggiatore dal ’92. Al confine franco-belga viene fermato con un carico impressionante di sostanze dopanti (EPO, somatotropina, testosterone, anticoaugulanti e coprenti). La “spesa” è stata meticolosamente condotta in svariati paesi del continente europeo (Svizzera, Germania, Paesi Bassi). Voet finisce immediatamente in carcere, in cella con un tossicodipendente.

Alcuni membri della Festina sfilano sui Campi Elisi al termine del Tour de France 1992. ©velodenz, Flickr

Ed è lì, nei giorni di reclusione nelle galere transalpine, sentendo alla televisione nazionale il montare dello scandalo, che deciderà di vuotare il sacco; dapprima con la giustizia, in seguito in un bestseller sportivo: Massacro alla catena, rivelazioni su trent’anni di imbrogli, in cui racconterà con dovizia di particolari la sua verità sulla Festina e i campioni coinvolti, da Moreau a Virenque, da Zülle a Brochard, fresco campione del mondo. Il successo dell’autodenuncia letteraria è talmente grande che il libro vende centinaia di migliaia di copie nella sola Francia. Non solo: Voet si scaglierà contro un intero sistema che lo ha visto protagonista assieme alle altre squadre. Insomma, Voet si sente il capro espiatorio di un sistema marcio; e allora, “muoia Sansone con tutti i filistei”.

Ma torniamo indietro di un anno. Voet è in carcere l’otto luglio, mentre il fermo diviene arresto il dieci luglio. La squadra, intanto è in Irlanda, poiché la Grande Boucle quell’anno parte da Dublino. Un contributo importante lo aveva dato Moreau, perquisito tre settimane prima e trovato positivo ad un anabolizzante. Ci sono delle perquisizioni anche nella sede di Lione; i fermi aumentano di ora in ora.

L’undici luglio parte il Tour de France e la Festina è tra le squadre partecipanti. Ma i giorni passano e Voet, interrogato, comincia a cantare raccontando, ad esempio, che la “spesa” continentale confiscatagli non era la prima. Bruno Roussel, uno dei direttori sportivi, giura fedeltà al Tour de France e non al Tour di Voet a caccia di farmaci. Anche Ryckaert, il medico sociale, si dichiara estraneo. Dopo la partenza dalla terra di Sean Kelly (viene citato pure lui nel libro-scandalo del massaggiatore), il Tour de France torna in patria, ma alla quarta tappa la bufera travolge tutto: Roussel è in commissariato, mentre i pullman degli atleti subiscono svariate perquisizioni.

Sean Kelly durante il Tour de France 1992. ©velodenz, Flickr

Mentre le televisioni “stanno assassinando il ciclismo”, come sottolinea Virenque, il diciassette luglio la situazione degenera. Roussel e Ryckaert confessano: si tratta di doping di squadra, dietro c’è una capillare organizzazione nel reperimento delle sostanze illecite. Per i due scatta l’arresto provvisorio, mentre Leblanc, il patron del Tour de France, allontana la squadra. La decisione pesa come un macigno, fosse anche solo per il palmarès degli atleti coinvolti. È la fine di un’epoca, il punto più basso della storia recente del ciclismo insieme al sistema orchestrato da Lance Armstrong.

I corridori sono dunque esclusi, tuttavia alcune ammiraglie della Festina continuano il Tour de France al seguito della carovana, ricevendo affetto e sostegno, come se una parte del pubblico non volesse credere a quanto successo. L’ultimo a cedere è Virenque, che confesserà solo due anni dopo in un’aula di tribunale messo alle corde da compagni di squadra, dirigenti e massaggiatori.

Il Tour de France prosegue a tentoni. Lo scandalo colpisce anche la squadra olandese della TVM, già sorpresa un mese prima con ingenti quantità di Epo. Il ventitré luglio una nuova perquisizione porta all’arresto del medico e del direttore sportivo. Il giorno dopo c’è un clamoroso sciopero dei corridori che al chilometro zero mettono il piede a terra. L’altra stella del ciclismo francese, Laurent Jalabert, arringa folla e giornalisti:

“Ci trattano come bestie. Nessuno si interessa più di ciclismo”.

Christophe Moreau, uno dei nomi di spicco dell’intera vicenda. ©Wikipedia

Il ventotto luglio, dopo che quattro corridori della TVM vengono condotti dai gendarmi in ospedale per dei prelievi forzati, il gruppo sciopera ancora. La ONCE di Jalabert riconsegna i pettorali, così la Banesto e la Riso Scotti. Il giorno seguente ci sono ancora delle perquisizioni. Vengono arrestati Rodolfo Massi e il medico della ONCE. Si ritirano la Kelme, la Vitalicio Seguros e l’ormai decimata TVM.

Soltanto novantasei corridori portano a termine il Tour de France 1998. La maglia gialla di Marco Pantani sembra l’unica luce in grado di rischiarare le tenebre che avvolgono la corsa a tappe francese, e invece anche la sua carriera – e la sua vita, ricordiamocelo sempre, finita in maniera triste e tragica – ha avuto le sue zone d’ombra. Il sole sembrava sbiadito, il giallo un po’ più opaco, il ciclismo assomigliava sempre meno a se stesso.

 

 

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