Passato come predestinato per non essere il nuovo Merckx, ma semplicemente Evenepoel.

 

Nel numero 48 del marzo 1966 fece il suo esordio su “I Fantastici Quattro” Galactus, detto anche il “Divoratore di mondi”: da quel momento l’universo Marvel non fu più lo stesso. In quegli stessi giorni un non ancora ventunenne Eddy Merckx, che della sua proverbiale fame ne fece un modo di vivere, vinceva la sua prima Milano-Sanremo dando il via alla più terribile tirannia a due ruote della storia del globo. Cinquantadue anni dopo è il turno di un ragazzino appena diciottenne (diciannove fra pochi giorni), proveniente dal Brabante fiammingo: il mondo intero è minacciato.

Nato mentre la relatività del tempo sbocciava nel nuovo millennio e l’intera società si faceva domande sulla reale fine dei giorni, Remco Evenepoel è la manifestazione più veritiera dell’invenzione di Stan Lee. Remco Evenepoel è la reincarnazione del “Distruttore”, del “Divoratore di mondi”.

Appena Remco inizia a camminare non si fa aiutare dai pedali ma preferisce dare calci al pallone, mettendosi subito in evidenza come talento nel rettangolo verde. Terzino sinistro estremamente veloce e tecnico, dopo aver fatto tutta la trafila nelle giovanili dell’Anderlecht finisce oltre confine, in Olanda, spostandosi dalla patria del ciclismo a quella – che fu – del calcio.

Al PSV passa tre anni dimostrando doti da predestinato. Torna in Belgio – prima all’Anderlecht e poi al Mechelen – dove difenderà anche i colori della propria nazionale giovanile e indossando la fascia da capitano. Poi ecco la sacrosanta decisione: vuole correre in bicicletta seguendo, come nella più banale delle storie di famiglia, le orme del padre, buon professionista ad inizio anni ’90 e con all’attivo una sola vittoria di spicco: il GP Wallonie del 1993.

Remco Evenepoel ai tempi del PSV. (foto: sporza.be)

Remco Evenepoel probabilmente i fumetti non li legge, pur essendo nato e cresciuto nella patria della Bande dessinée. Lui sa che la sua carriera sarà una storia da raccontare, da disegnare, Métal Hurlant che a diciannove anni ancora da compiere assume già la proporzione dell’evento da narrare.

Siamo nel 2017 e Remco si scaglia nel mondo del ciclismo giovanile come un avvenimento devastante, facendo intravedere il suo valore spropositato. Alla sua seconda gara già vince: tappa in una piccola corsa belga. Qualche settimana dopo si ripete, prima in Francia poi di nuovo in Belgio dove va a conquistare “La Philippe Gilbert”.

Remco Evenepoel è un nome che suona magnificamente bene, come Edvald Boasson Hagen; un altro che, paragonato a Merckx e schiacciato dalle pressioni, ha imparato a vincere poco e non benissimo.

Remco Evenepoel è Fluide Glacial; in due stagioni da juniores ha distrutto, pardon umiliato, e divorato ogni suo giovane collega. Vince dovunque con distacchi abissali: a cronometro e in linea prima al campionato belga, poi al Campionato Europeo Juniores disputatosi a Brno, Repubblica Ceca, e poi al Mondiale di Innsbruck.

In stagione trionfa anche in diverse classiche giovanili del panorama internazionale e in due brevi corse a tappe: la Generale Patton e la celebre “Corsa della Pace” che si svolge in Repubblica Ceca. In entrambe le corse vince: classifica generale, due tappe, maglia a punti e maglia del gran premio della montagna.

Dopo la doppietta prova in linea-crono all’Europeo Juniores, è tempo di far suo tutto il possibile anche al Mondiale di Innsbruck. (Foto © Sean Rowe – Flickr)

Di se stesso dice che gli fa paura il paragone con Merckx, sentendosi, anche se appena diciottenne: “semplicemente Evenepoel”. Che Remco Evenepoel sia diverso da tutti gli altri lo dimostra la scelta della faticosa bicicletta e la rinuncia al più appagante – in tutti i sensi – calcio, dove aveva dimostrato una certa attitudine. Ma non è un personaggio di un fumetto, non è Galactus, nemmeno Tintin: “Per correre in bici ho dovuto perdere otto chili, il primo periodo gli allenamenti mi avevano distrutto completamente il fisico: dolori all’inguine, tendiniti, i miei muscoli non erano abituati a questo tipo di lavoro.”

Da grande, prima di diventare semplicemente Evenepoel, Remco vorrà ripercorrere le orme del suo idolo: “Adoro Contador e per questo motivo mi sento più uomo da GT che da classiche”. Remco Evenepoel tratta le gare su strada come fossero kermesse, oppure secche e brevi prove del ciclocross: pronti, via e si va all’attacco. Nel Campionato Europeo di Brno, dopo aver battuto tutti nella prova a cronometro (facendo un tempo che gli sarebbe valso il podio anche nella prova Under23 alle spalle del solo Affini), attacca al primo giro, come un Wout Van Aert qualsiasi, stravincendo la gara con quasi dieci minuti di vantaggio sul secondo. Sono distacchi d’altri tempi, distacchi da Merckx. Se sommiamo il vantaggio sui piazzati alle sue spalle nelle corse vinte quest’anno si supera l’ora.

L’abito della categoria Juniores gli sta attillato in modo evidente. Ha chiesto una deroga all’UCI per correre il Mondiale di Innsbruck con gli Under 23: nulla da fare, e infatti i risultati si sono visti.

Un fenomeno in mezzo a due Merckx. (foto da http://www.axeoncycling.com)

In questo 2019 assaggerà la professione, quella seria. In un primo momento sembrava dovesse correre con la Hagens Berman Axeon, uno dei migliori team Continental e dal quale da anni escono diversi talenti pronti ad affacciarsi al mondo – poco idilliaco per la verità – del ciclismo del World Tour. Invece lo farà nella Deceuninck-Quick Step: una delle migliori squadre al mondo, in un doppio salto di categoria che lo fa entrare sempre di più nel ristretto novero dei predestinati.

Evenepoel è già proiettato nel futuro perché quello che divora nel presente e ha divorato nel passato è solo l’antipasto, per chi come lui ha nel destino l’obbligo di stare in mezzo ai più grandi della storia del ciclismo.

 

Immagine in evidenza: ©Twitter

 

Comparso per la prima volta su Contrasti.

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.