Un caffè a cinque cerchi, grazie

Skinner, Doull e Hindes hanno coniugato i Giochi Olimpici e il caffè.

 

 

Cosa ci fanno tre medaglie olimpiche sedute davanti ad un buon caffè? Potrebbe sembrare l’inizio di una divertente barzelletta, ma in realtà è l’incipit della storia del brand “Five Rings Coffee”, fondato da tre ciclisti: Callum Skinner, Owain Doull e Philip Hindes, pistard britannici la cui amicizia nasce nel 2012, quando, in quanto membri della British Cycling Academy e del Great Britain Team Olympic Programme, il sogno olimpico inizia ad insinuarsi nella loro testa. L’idea di fondare un marchio che produca e commerci caffè vede invece la luce qualche anno più tardi, mentre il terzetto si ritrova seduto davanti a un buon espresso per pianificare il futuro dell’azienda.

Pur essendo tutti e tre inseriti all’interno della selezione britannica su pista, bisogna aspettare le Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016 per vedere ognuno di loro con una medaglia d’oro al collo. In realtà Philip Hindes si presentava alle Olimpiadi brasiliane con un identico risultato ottenuto a Londra quattro anni prima. Nato in Germania, inizia dapprima con il canottaggio seguendo le orme del fratello, per poi passare alla bici da strada nel 2008, che abbandona a favore della pista. Lo si trova così a gareggiare per la squadra tedesca tra gli juniores nella disciplina di velocità ai campionati del mondo del 2010. Lo stesso anno, però, decide di cambiare aria ed emigrare nel Regno Unito, dove viene immediatamente arruolato dalla nazionale inglese grazie alla sua doppia cittadinanza – la mamma è tedesca, il padre è inglese.

©Callum Skinner, Twitter

A Londra 2012, insieme a Chris Hoy e Jason Kenny, è un componente del terzetto schierato nella velocità a squadre. Stretto nella morsa di due campioni plurimedagliati come Hoy e Kenny – sei ori olimpici a testa -, Hindes riesce comunque a mettersi in mostra. Come treno deragliato, si schianta a terra alla prima curva nella serata di apertura. «L’ho fatto apposta per ricominciare da capo, così da far segnare il giro più veloce. Era tutto pianificato. Avevamo deciso che se avessimo avuto una brutta partenza dovevamo cadere», dichiarava poi al The Guardian.

Nel 2016 Hindes fortunatamente evita di lanciarsi a terra, ma riesce comunque a ripetere l’impresa di quattro anni prima, questa volta in compagnia del solito Jason Kenny e dell’amico, nonché futuro socio in affari, Callum Skinner. Originario di Glasgow, Callum andava a sostituire, ironia della sorte, proprio Chris Hoy, il suo idolo. È infatti grazie a questo atleta che il giovane scozzese inizia a muovere i primi colpi di pedale in pista. Per farsi notare, neanche a farlo apposta, aspetta però il 2008, quando, dopo esser stato incoronato campione nazionale giovanile e aver polverizzato il record dello stesso Hoy sui 200 metri, conquista il Chris Hoy Trophy – una competizione riservata alle future promesse britanniche su pista – proprio sotto gli occhi del suo beniamino.

Capace di vincere anche un argento nella velocità individuale durante i Giochi Olimpici di Rio, la storia ciclistica di Skinner subisce però un arresto abbastanza prematuro nel marzo del 2019, quando annuncia ufficialmente che si sarebbe preso una pausa per tentare di migliorare i diritti e le condizioni di lavoro degli atleti, in quanto capo dell’organizzazione Global Athlete. Ma c’è dell’altro: nello stesso periodo, infatti, viene a galla un’altra verità legata a problemi di salute mentale. Intervistato dalla BBC, non si nasconde e dichiara: «Fondamentalmente ero troppo focalizzato sulle mie performance e non abbastanza sul come fare a migliorare. Così ho deciso di allontanarmi».

©Five Rings Coffee, Twitter

Chi non si allontana dal ciclismo, invece, è Owain Doull, classe 93’ di Cardiff, che attualmente milita nel Team INEOS e che, poco prima del lockdown, era riuscito a vincere la quarta tappa al Tour de la Provence. Con un passato da rugbista, il gallese aveva provato l’emozione di correre sul velodromo di Mandy una sera al termine della scuola, innamorandosi di quella disciplina. Seguendo le orme del connazionale Geraint Thomas, che in quegli anni vinceva l’oro ai Giochi Olimpici di Pechino nell’inseguimento a squadre, Doull cresce così insieme a Luke Rowe – suo attuale compagno di squadra alla INEOS – e ha l’opportunità di allenarsi nel nuovo velodromo di Newport, costruito nel 2003.

Le sue qualità si notano da subito: campione nazionale tra gli juniores nella corsa a punti nel 2010 e nel 2011, campione nazionale nell’inseguimento a squadre nel 2011, primo posto nella Sei Giorni di Gent “Future Stars” – il suo compagno è Simon Yates – sempre nel 2011, campione nazionale nell’inseguimento individuale nel 2012, oro nei campionati del mondo su pista di Manchester (inseguimento a squadre) e di Aguascalientes (scratch) nel 2013; e ancora, altri due ori nella madison e nell’inseguimento a squadre nel 2014 a Londra. Infine la medaglia più bella, quella conquistata ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro 2016 insieme a Ed Clancy, Steven Burke e Bradley Wiggins nell’inseguimento a squadre.

Così, una volta realizzato il sogno comune di vincere una medaglia d’oro in una rassegna olimpica, il terzetto di ciclisti britannici decide di fondare nel 2019 la “Five Rings Coffee”, che, per chi non l’avesse ancora capito, è ispirata al logo delle Olimpiadi. Pur avendo, almeno sulla carta, un futuro sportivo differente, i tre rimangono grandi amici e soprattutto amanti del caffè. Viaggiando in tutto il mondo, come da essi stessi sottolineato, «abbiamo avuto la fortuna di condividere molti ricordi e storie davanti ad un buon caffè».

©Owain Doull, Twitter

Perciò, puntando sui valori di qualità, etica ed ecosostenibilità – la loro torrefazione “senza fumo” produce fino all’80% di gas serra in meno e i sacchetti sono realizzati in plastica riciclata al 100% -, i tre scelgono di chiamare le due miscele che tuttora producono – il loro numero è destinato a salire – in un modo alquanto particolare: Blind Faith, mono-origine brasiliana con aroma di Ferrero Rocher, cioccolato al latte e noci del Brasile, prende il nome da una serata di festeggiamenti per le tre medaglie d’oro conquistate a Rio 2016; Cali Crash, invece, la mono-origine colombiana con aromi di ciliegia rossa, zucchero di canna, caramello e arancia, fa riferimento al ruzzolone di Owain Doull avvenuto ai campionati del mondo su pista di Cali nel 2014. Del resto, contrariamente al motto aziendale – “We are passionate about two things; performing at our peak and finding that perfect cup of coffee” –, non si può essere costantemente al massimo, ma qualche volta si può incappare in una caduta. Il tempo per gustarsi una buona tazza di caffè, invece, lo si trova sempre.

 

 

Foto in evidenza: ©Callum Skinner, Twitter