Un passo indietro per spiccare il volo

Beñat Intxausti ha scelto la Euskadi-Murias per rilanciare la sua carriera.

 

 

Dopo aver regolato Kangert e Niemec sul traguardo della sedicesima tappa del Giro d’Italia 2013, Beñat Intxausti dedicò la vittoria di tappa alla sua squadra, alla Movistar. Fu più preciso: “Proprio a tutta la squadra”. La x che gli indici delle sue mani mandarono in cielo, infatti, rappresentava un modo come un altro per ricordare Xavier Tondó Volpini, che due anni prima rimase schiacciato dalla porta automatica di un garage. Si trovava a Pradollano, sulla Sierra Nevada; stava preparando il Tour de France proprio con Intxausti, che vide l’amico e il compagno morirgli fra le braccia.

L’impatto fu devastante: Intxausti non riusciva né a pedalare né a smettere di piangere, meditando addirittura il ritiro. I suoi venticinque anni, in quel momento, pesavano molto di più. Piano piano, tuttavia, lo strazio lasciò il posto ad una dolorosa consapevolezza. Al Giro d’Italia 2013 Intxausti ufficializza la sua rinascita: indossa la maglia rosa per un giorno, vince a Ivrea e conclude all’ottavo posto della classifica generale. Ma come ad una pianta è sufficiente una stagione per sfiorire, così a lui.

Per ritrovarlo in forma bisogna passare al 2015. La prima parte di stagione è buona: sfiora il successo alla Vuelta a Andalucía, al Gran Premio Miguel Indurain e alla Vuelta a Castilla y León, dopodiché conquista un’altra frazione al Giro d’Italia trionfando a Campitello Matese, infine sfrutta al massimo le ultime stille d’energia permaste per chiudere il Delfinato al quarto posto della classifica generale.

Beñat Intxausti indossa la maglia rosa al termine della settima tappa del Giro d’Italia 2013. ©Beñat Intxausti, Twitter

I mesi restanti non aggiunsero niente, ma quanto dimostrato da Intxausti tra inverno e primavera basta alla Sky per ingaggiarlo. Il corridore è raggiante: dice che per uno scalatore come lui è un sogno poter far parte di una squadra del genere e che farà di tutto per aiutare i capitani e continuare il processo di crescita. Niente di tutto questo accadrà: il gradino più basso del podio della Volta a la Comunitat Valenciana sarà il miglior risultato ottenuto da Intxausti nei tre anni di permanenza al Team Sky.

Secondo Pro Cycling Stats, i giorni di corsa affrontati da Intxausti tra il 2016 e il 2018 furono ventitré. Il motivo venne rintracciato in fretta: una mononucleosi, malattia infettiva dall’andamento imprevedibile. Se gli esami davano un esito positivo, il basco s’illudeva di tornare in breve tempo in gruppo e spremeva il suo corpo nella ricerca di una condizione quantomeno accettabile. Quello che Intxausti ha capito troppo tardi è che riposarsi è tanto importante quanto allenarsi. Sono le parole che lui stesso affidò a Marca ripercorrendo quel periodo:

“La testa mi diceva di darmi da fare ma il mio corpo non era d’accordo. È stato frustrante”.

Seguire le gare dal divano, temere di non farcela, essere costretti a tornare in autobus perché i muscoli si sono prosciugati: per la seconda volta in carriera, Beñat Intxausti si è trovato davanti ad un bivio. “E tu chi saresti? Uno nuovo?”, gli chiedevano i compagni di squadra nella speranza di farlo sorridere durante i pochi momenti trascorsi insieme. Seppur deluso e dispiaciuto, Intxausti ha compreso la scelta di Sky riguardo alla sua situazione. “Avrei voluto ripagare la loro fiducia e il loro sostegno in maniera diversa”, disse rimarcando la sincerità e la professionalità della squadra britannica. Ad attenderlo c’era una nuova, intrigante avventura.

Intxausti ha scelto l’Euskadi-Murias per ripartire. ©Beñat Intxausti, Twitter

L’Euskadi-Murias non c’ha pensato due volte, quando ha visto che Beñat Intxausti, uno dei più importanti corridori baschi del gruppo, era rimasto senza squadra. Le due parti si sono accordate sulla base dell’appartenenza e del riscatto, argomenti comuni ad entrambe: Intxausti ha una carriera da rilanciare mentre l’Euskadi-Murias ha un futuro da plasmare e un passato colorato d’arancione a cui aggrapparsi.

Intxausti negli ultimi cinque mesi ha accumulato venticinque giorni di corsa, due in più rispetto al triennio passato con Sky. Spiega che si sente dieci volte più forte di prima, che l’obiettivo è tornare nel World Tour perché è da lì che viene, puntualizza che al ritiro non pensa più da diverso tempo: qualcuno gli ha addirittura presentato l’ipotesi secondo la quale, essendo stato praticamente fermo per tre stagioni, la sua carriera potrebbe allungarsi fino ai quarant’anni. Non sa se crederci o meno, Intxausti; per il momento non fa che ripetere che sta vivendo giorno per giorno, che si sente quasi come un neoprofessionista, che sogna di partecipare alla Vuelta a España dato che la dodicesima tappa termina a Bilbao, il cuore pulsante dei Paesi Baschi.

A chi gli chiede come procede il rientro, Intxausti risponde che sta mettendo nelle gambe un bel po’ di fatica buona, quella che permette di rimanere coi migliori e di sopravvivere con se stessi. Pedalare è uno dei modi più nobili e sani per distrarsi.

 

Foto in evidenza: ©Georges Ménager, Flickr

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.