Un fiammingo leggero come piuma, rimbomba tra le fronde della nuova stagione

 

Dylan Teuns è così magro che sembra trasparente. Leggero come cartavelina, quando scatta sembra non fare nemmeno rumore se non fosse per il cigolio della catena che sibila tagliando l’aria come il becco di un uccello in picchiata. Quando la strada diventa un serpente che si snoda arrampicandosi verso l’alto, Dylan Teuns si trasforma, veloce ed elegante, per cercare di arrivare davanti a tutti. Ha occhi azzurri penetranti come fari nella notte, un fisico da pendenze arcigne e un peso che lo penalizza sulle pietre, lui fiammingo, ma votato alle côtes valloni.

Da giovanissimo si sbrogliava anche su selciati e sassi a schiena di asino e alzò le mani da vincente alla Omloop Het Nieuwsblad riservata alla categoria Juniores, mentre qualche mese prima nella versione per grandi trionfava uno degli eterni piazzati del pavé, quel Juan Antonio Flecha con caratteristiche così atipicamente fiamminghe da meritarsi l’appellativo di Vanderflecha. Teuns attaccò da lontano dominando con apparente facilità e battendo in una volata a due Daan Myngher, portato via da un malore pochi anni dopo durante una corsa tra i professionisti.

Teuns passa tra gli Under23 cone le idee chiare sulle sue ambizioni: “La Freccia Vallone è la mia corsa preferita”. Sui percorsi con profilo ardennese mette in mostra un valore inversamente proporzionale al suo peso. Tre anni in formazioni belghe lo portano a fare esperienza, a vestire la maglia della sua nazionale e a sfiorare successi in alcune fra le corse più importanti della categoria, sempre facendo impressione per la facilità sugli strappi duri e secchi e per quella magrezza che diventa un marchio di fabbrica.

Nel 2013 a ventuno anni è quinto nella Liegi di categoria, vinta da Valgren: la BMC, che con il suo team development in quel periodo faceva incetta di talenti, non se lo fa sfuggire. Jim Ochowitz stravede per l’agile gazzella vallone, rivede in lui un potenziale Philippe Gilbert – che in quegli anni vivrà il periodo peggiore della sua carriera proprio in maglia BMC sovrastato dal dualismo con l’amico-nemico Greg Van Avermaet – e lo mette sotto contratto per il 2014.

Che diventa l’anno della sua consacrazione a studente modello degli Under23. Supera a pieni voti una serie di esami universitari conquistando una tappa al Tour de Bretagne, una al Val d’Aosta e una al Tour de l’Avenir esibendo un volto che tanto gli si addice: quello del cacciatore di tappe. È secondo alla Liegi, stavolta è Turgis a batterlo, secondo alla Omloop Het Nieuwsblad, secondo al Piccolo Giro di Lombardia sconfitto allo sprint da Gianni Moscon. Tra gli Under23 in quella stagione sono pochi gli atleti con un profilo così completo e adatto alle corse in linea. Assaggia anche il professionismo per qualche settimana mettendosi in luce dalle parti della sua corsa preferita finendo sesto nel GP di Vallonia vinto da Van Avermaet, suo capitano, e ottenendo buoni piazzamenti al Tour of Britain davanti a corridori di qualità.

Teuns ha pochi peli sulla lingua: “Il doping di Sánchez? Io non so nulla, dico solo che è stato stupido, forse era frustrato perché sapeva di essere vicino alla pensione. In Spagna è un Dio, ma oramai di lui cos’è rimasto?”.

Sa che le caratteristiche sono importanti, ma che per vincere le corse “servono solo le gambe“. Non ha pazienza infinita né mezze misure e lo dimostra nel 2017, l’anno del suo salto di qualità: “Otto vittorie in meno di un mese dopo non averne vinta nemmeno una in due anni e mezzo da professionista: stava diventando frustrante”. Non si sente leader al 100%: “Forse potrei esserlo tra Freccia, Liegi e Brabante“. Non è bastata nemmeno l’investitura di un certo Philippe Gilbert che qualche mese fa lo vedeva capofila assoluto della nazionale belga (“Su un percorso come quello di Innsbruck, lui è la nostra carta migliore“).

Quel giorno Teuns mancò di poco l’aggancio al gruppetto che poi si giocò le medaglie cedendo sotto i colpi forsennati di uno scatenato Thibaut Pinot, che fece esplodere il gruppo nell’infernale strappo finale: alzò bandiera bianca e finì ventinovesimo. Chiude poi la stagione salvando quasi pienamente un bilancio in chiaroscuro: terzo all’Emilia, dove forse è il più forte ma corre splendidamente in appoggio a De Marchi, e al Lombardia.

Così leggero in bicicletta, Dylan Teuns è pronto a planare sull’obiettivo come un’aquila che si getta a capofitto sulla sua preda: “Per il 2019 punto a vincere qualcosa nel trittico ardennese. Valverde è un campione ma non è infinito: un giorno l’età gli farà brutti scherzi”. La stagione in arrivo è come una fronda e lui con la sua nuova squadra è pronto a rimbombare come un’eco misteriosa.

Immagine in evidenza @Antonino Caldarella

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.