Giro d’Italia 2004: San Vendemiano – Falzes

Damiano Cunego si rivela nella giornata che avrebbe dovuto celebrare Gilberto Simoni.

 

 

Il 2004 per il ciclismo italiano è indissolubilmente legato all’antitesi tra dolore ed esaltazione, tragedia e apoteosi; per i cuori degli appassionati delle due ruote senza motore è un alternarsi di emozioni contrastanti. A febbraio muore Marco Pantani, il Pirata. A maggio, invece, inaspettata comparse una nuova stella nel firmamento ciclistico internazionale, che si esalta ascoltando i Doors e vincendo nello stesso anno il Giro d’Italia e la classica delle foglie morte, il Giro di Lombardia: Damiano Cunego, ragazzo veronese di polmoni capaci e gamba esplosiva che a sedici anni, nel 1997, decide di aggiungere una protesi al suo corpo, passando dalla corsa campestre alla bicicletta. Dopo appena un anno è già campione del mondo tra gli juniores nella sua Verona.

Il numero di Bicisport che celebrava la prima vittoria di Cunego al Lombardia nel suo magico 2004. ©Damiano Cunego, Twitter

Storie di destini incrociati, quelle di Marco Pantani e di Damiano Cunego, strani crocevia in cui si incontrano narrazioni di crepuscoli serali e di splendide albe mattutine. Il Giro d’Italia 2003 corrisponde all’ultimo di Pantani e al primo di Cunego: ai più sensibili questo pare quasi come un passaggio di consegne, una staffetta. E nel 2004 anche i più restii a certe spiegazioni del mondo hanno un sussulto. Epifania potenziale di uno stravolgimento delle convinzioni, vedere Cunego andare in salita continuamente sui pedali, pronto a rilanciare l’azione e con le mani che stringono il manubrio nella parte bassa, è come vedere Marco Pantani. Soprattutto il modo in cui suggella la vittoria del Giro d’Italia 2004 è crogiolo di rimandi e di ricordi: un attacco da lontano e minuti su minuti guadagnati nei confronti dei diretti avversari.

La tappa in questione, rimasta nella storia della corsa rosa, è la sedicesima di quel Giro, la San Vendemiano – Falzes, di 217 chilometri. Dopo il trentaquattresimo posto dell’anno precedente, Cunego si presenta alla corsa rosa nelle vesti di gregario di Gilberto Simoni, lo scalatore trentino di Palù di Giovo già vincitore di due edizioni e a caccia della terza. Il mago e direttore sportivo della Saeco Giuseppe Martinelli, altro elemento comune nello strano incrocio destinale Pantani-Cunego, decide di lasciargli carta bianca in alcune delle prime tappe, considerato lo stato di grazia che in aprile lo porta a vincere il Giro del Trentino.

Cunego non tradisce e già nella terza tappa, su un arrivo che tira all’insù verso Pontremoli, si impone regolando corridori come McGee, Astarloa con la maglia di campione del mondo, Rebellin, Garzelli: ed è subito maglia rosa. La strada di avvicinamento alla tappa numero sedici, quella con l’arrivo a Falzes, passa anche per i diciassette chilometri che nella settima tappa portano il gruppo al santuario di Montevergine di Mercogliano. Cunego, in versione delfino, prima stoppa gli attacchi di Emanuele Sella e Giuliano Figueras portandosi alle loro ruote con una facilità disarmante e spianando la strada per l’attacco del capitano Simoni – che veste di rosa -, poi si produce in una volata maestosa vincendo per distacco e riprendendo la testa della classifica.

Damiano Cunego dieci anni dopo, alla presentazione delle squadre partecipanti al Giro d’Italia 2014. ©Sean Rowe, Flickr

Dietro l’angolo, però, lo spauracchio di ogni scalatore puro che si rispetti: la cronometro. A Trieste è lo specialista ucraino Serhij Hončar a percorrere nel minor tempo possibile i cinquantadue chilometri contro il tempo, mentre è un altro ucraino a sfilare la maglia del primato a Damiano Cunego: Jaroslav Popovyč.

La San Vendemiano –Falzes presenta quattro Gran Premi della Montagna: Forcella Staulanza, Falzarego, Furcia e Terento; alla partenza Cunego accusa un minuto e ventotto secondi di ritardo dall’ucraino e, se statistica, calcolo e gerarchia suggeriscono di attendere un attacco al primato da parte di Gilberto Simoni, entusiasmo, euforia e rimandi vorrebbero vedere ancora una volta il ventiduenne volare in salita con le mani basse sul manubrio, pirateggiando e sfilando dalle spalle del capitano la maglia rosa.

Martinelli manda in avanscoperta due uomini: Eddy Mazzoleni e Andrea Tonti. Inseriti nella fuga dalla mattina, i due sanno già di dover centellinare i loro sforzi in vista dell’arrivo di qualcuno in maglia Saeco da scortare nel tratto pianeggiante tra il Passo Furcia e l’ultima salita di giornata, il Terento. Con molta probabilità Gilberto Simoni, lo stesso Simoni marcato a zona dalla maglia rosa Popovyč. In gruppo ci si studia, si cerca di cogliere un cenno, qualche smorfia, un minimo spazio tra la ruota posteriore di una bici e l’anteriore di quella che segue che lasci intendere lo stato di forma dei protagonisti.

È sul passo Furcia, l’asperità più dura di giornata posta a poco più di sessantacinque chilometri dal traguardo, che la corsa esplode. Simoni parte, Popovyč lo segue. “Arriverà Gibo”, pensano i due davanti. Ma lo scalatore trentino non riesce a fare la differenza. Così, a tre chilometri dallo scollinamento, è Cunego che parte. La progressione è poderosa: l’ucraino non risponde, il principino si fa principe e fa il vuoto. Davanti Mazzoleni e Tonti finalmente sanno: è Cunego che bisogna aspettare. In cima al Furcia il veronese ha un minuto e diciassette di vantaggio sul gruppo dei migliori e trova il primo dei due compagni di squadra, Mazzoleni, a scortarlo per tutta la discesa. In pianura è la volta di Andrea Tonti, il quale si ferma letteralmente salutando le telecamere e annunciando l’arrivo dei due compagni. Con i due fidi scudieri che arginano vento e limano ulteriori minuti, Cunego torna ad essere la nuova maglia rosa virtuale.

Alle pendici del Terento, ultima asperità di giornata, prima Tonti e poi Mazzoleni si sfilano. Il giovane di Cerro Veronese ora sale senza scudieri ed uno ad uno riprende tutti i fuggitivi di giornata fino a restare da solo. Da solo come era solito fare il Pirata. Mani basse sul manubrio e corpo teso in avanti, Cunego rilancia spesso l’azione sfidando il Terento, la gravità e la contemporaneità di un ciclismo che inizia a parlare la lingua del calcolo a scapito di sensazioni e attacchi coraggiosi che con il razionale hanno ben poco da spartire.

Damiano Cunego giunge solitario sul traguardo di Falzes con tre minuti e cinquanta su Popovyč e la maglia rosa ricucita addosso, che porterà fino a Milano. Eppure a molti, per tutta la tappa, è sembrato di vedere in scia al giovane veronese bandane, pirati e mappe del tesoro.

 

 

Foto in evidenza: ©LaClassica