La carriera di Alfredo Binda attraverso le sue quattro vittorie al Lombardia.

 

Raccontava mio nonno Atlante, classe 1898, che in una mattina imprecisata tra la metà degli anni Venti e quella degli anni Trenta, andando al lavoro in bicicletta con alcuni colleghi si vide superato da un pedalatore solitario che li passò a velocità tripla, lasciandoli lì come fossero fermi. Un collega più giovane che da poco lavorava nelle famose Ceramiche di Laveno, che davano il pane a tante famiglie della zona, si indispettì e gli urlò dietro in dialetto:

“Chi te credet de vess? Ul Binda?”. Credi di essere Binda?

Il ciclista sconosciuto lo sentì, si fermò e si fece riconoscere: era proprio il grande Alfredo che si allenava di buon mattino. Nulla di strano incontrarlo su quelle strade: era nato nel paese confinante, Cittiglio, l’undici di agosto del 1902, e, dopo essere emigrato a Nizza col fratello per andare a fare lo stuccatore in un’impresa edile dello zio, nel 1919 aveva abbinato al lavoro come operaio la passione, scoperta in quegli anni, per il ciclismo.

Diventato professionista nel 1922 prima alla Nice Sport poi alla La Francais si rivelò subito un gran talento: vinse una trentina di corse e nel 1924 tornò a casa in bici per cimentarsi nel Lombardia, attratto – pare – da un premio di 500 lire messo in palio per un traguardo volante. Lo vinse ma continuò a pedalare finendo poi quarto assoluto a Milano. Fu notato dalla Legnano che lo ingaggiò per la stagione 1925, facendo sì che Alfredo non tornasse più a Nizza ma riprendesse a risiedere nella sua Cittiglio e dunque ad allenarsi sulle stesse strade percorse dagli operai della Società Ceramica Italiana di Laveno.

Alfredo Binda nel 1927

Già nel 1925 Alfredo ripagò la fiducia che la Legnano gli aveva accordato, vincendo il Giro d’Italia con anche un successo di tappa. Arrivò però all’appuntamento di fine stagione sulle strade della sua regione senza altre affermazioni. Quell’anno il Lombardia si disputava davvero avanti nell’anno, addirittura a novembre, il 4, in occasione del settimo anniversario della vittoria nel primo conflitto mondiale con partenza e arrivo a Milano. Il via reale, dopo un tratto di trasferimento su Corso Vittorio Emanuele e Corso Buenos Aires avvenne al secondo cavalcavia di Greco, alle 6.25 del mattino di una giornata nebbiosa. Binda fora nei primi chilometri e come lui Sivocci e Brunero, ma il gruppo non procede a velocità sostenutissima e tutti rientrano.

Ai piedi della Madonna del Ghisallo il corridore di Cittiglio attacca e scollina con 2’45” su Battistella e Picchiottino. Nella lunga discesa verso Erba, però, non insiste, prende fiato e si rifocilla, e così il gruppo dei migliori si ricompatta e nel tratto piano da Erba a Como nulla di rilevante avviene. È sulle strade della sua provincia, quella di Varese, che Alfredo sferra il colpo decisivo, e lo fa sulla salita verso Marchirolo. Solo il grande Girardengo gli resiste, ma anche lui nella concitazione commette un errore gravissimo: a Grantola si dimentica di firmare il foglio di passaggio. Binda attacca ancora, sul Brinzio e se ne va. Gli ultimi chilometri da Varese a Milano non gli danno problemi, al Velodromo Binda precede Girardengo di 6’45”, Giuntelli di 8’20” e Valazza di 10’30”. Pochi minuti e la giuria toglie a Costante il secondo posto squalificandolo per la mancata firma di Grantola.

Nel 1926 Binda arriva alla classica delle foglie morte con un palmares eccezionale: sei tappe al Giro d’Italia, il Giro di Toscana, il Giro del Piemonte, quello della Provincia di Torino, la Milano-Modena, la Roma-Napoli-Roma e il primo posto in classifica nel Campionato Italiano, di cui il Lombardia è ultima prova. Gli è sfuggita solo la generale del Giro, andata al compagno di squadra Giovanni Brunero a causa di una caduta patita durante la prima tappa che lo ha tolto subito di classifica, anche se poi Binda ci rientrò di forza finendo secondo a un quarto d’ora da Brunero.

Il Lombardia del 1926 si corre domenica 31 ottobre. Piove a dirotto a Milano quando i corridori si radunano prima dell’alba. Non possono farlo al solito bar il Vittorio Emanuele – dove prendono vita solitamente tutte le corse che contano che si tengono a Milano – perché le autorità cittadine questa volta non hanno concesso una deroga agli orari di apertura e dunque il locale è rimasto chiuso. Ci si trova a Palazzo della Ragione, sotto le arcate che ospitano solitamente i mercanti per i loro commerci. La Stampa descrive così il momento della partenza nella sua corrispondenza a firma G. Tonelli:

“Lo scenario è fantastico: diluvia, i lampi si susseguono con una continuità tale che il cielo è tutto un solo immenso bagliore. Con l’approssimarsi dell’alba la pioggia scema di intensità, ed alle 6.25 quando Girardengo  – Costante aveva già chiuso la sua stagione ed era presente alla corsa su una torpedo della giuria – dà il via ai 68 concorrenti rimasti. In gara pioviggina. I fari delle automobili illuminano stranamente l’asfaltato vialone di Sesto ed il gruppo compatto dei corridori.”

Dopo Monza le strade peggiorano, e in molti forano. A Lecco riprende a piovere, e in uscita dalla cittadina molti girano la ruota in vista delle prime salite. Linari si ritira. A Canzio Binda, Bottecchia, Valazza e Piemontesi allungano in salita e il gruppo si disgrega per poi ricomporsi ad Asso. Sulla salita del Guello, dopo novanta chilometri di corsa in molti perdono contatto, e in testa restano Binda, Bottecchia, Valazza, Negrini e Giuntella. L’attacco decisivo Binda lo porta sulla salita del Ghisallo dopo 97 chilometri di corsa, scollina da solo in vetta con 2’30” su Bottecchia e Valazza e tutti gli altri alla spicciolata con ritardi sempre più pesanti.

A Como è previsto un rifornimento, alla Camerlata dopo 133 chilometri. Alfredo vi arriva con sei minuti di vantaggio su Bottecchia e Valazza raggiunti da Giuntelli. Si ferma per il tempo indispensabile, poi riparte alla volta della provincia di Varese. Porto Ceresio e poi Ponte Tresa, costeggiando il Lago di Lugano, fino al controllo di Grantola, quello fatale a Girardengo l’anno prima, al chilometro 185. Ancora La Stampa a raccontare le dimensioni dell’impresa di Binda:

“A 21 minuti dal cittigliese giungono Bottecchia, Valazza, Negrini, Giuntelli, Brivio e Piemontesi. La salita del Brinzio, ultima fatica della giornata, non vede mutamenti nelle posizioni, salvo qualche minuto in più nel vantaggio di Binda.”

Al Velodromo del Sempione a Milano, sede dell’arrivo, Alfredo entra in trionfo, assicurandosi anche la maglia di Campione d’Italia,  con un vantaggio di ben mezzora su Negrini che regola in volata un Valazza che sembra disinteressato. Quarto è Bottecchia che crolla dopo l’arrivo e viene soccorso dai medici.

Al rifornimento, 1928.

Nel 1927 Binda vince ancora di più che l’anno precedente: non gli sfugge stavolta la generale al Giro, dove si aggiudicherà anche dodici tappe, di cui sei consecutive. Poi il Giro del Piemonte, quello di Toscana e i primi Campionati del Mondo dei professionisti sul circuito automobilistico tedesco del Nurburgring in una delle sue rare apparizioni all’estero: Alfredo dopo il ritorno in patria non amava correre fuori dai confini. Si presentava in modo regolare solo ai Mondiali. Corse infatti un solo Tour, nel 1930 quando fu pagato dagli organizzatori per non partecipare al Giro e renderlo più equilibrato, e una sola classica di quelle che oggi sono definite monumento: la Parigi -Roubaix dove era stata quinto nel 1925.

Il Giro di Lombardia si corre il 30 ottobre e il ritrovo questa volta è a al solito bar, alle 4.30 del mattino, ci spiega sempre G.Tonelli sulla Stampa.

“Per l’ultima, per la gara di chiusura, quella che metterà un punto fermo alla stagione 1927 ci si ritrova tutti: corridori, ufficiali, giornalisti: tutto quel piccolo mondo che vive a coté delle corse ciclistiche in Italia”

Sono 103 i corridori al via, alle 6.17 sempre al solito cavalcavia a Greco. All’altezza di Canzo si ritira Girardengo, che ha problemi alla ruota, rotta dalla parte che dovrebbe montare per avere il corretto rapporto per le salite. Binda si muove già a Guello e alla Madonna del Ghisallo per frazionare il gruppo, poi si fa riprendere in discesa. L’attacco decisivo lo porta salendo verso Marchirolo, per presentarsi al controllo di Grantola con 1’10” di vantaggio su Mara e 1’20” su Piemontesi, Visconti, Rapazzini, Giacobbe, Lorenzeti, Negrini, Blatman, il fratello Albino e altri cinque o sei corridori. Sul Brinzio Alfredo incrementa il vantaggio e attraversa solitario Varese acclamato dalla folla. Giuseppe Tonelli, cronista della stampa che quest’anno si firma col nome per intero, si ferma a Tradate per cronometrare i distacchi e constata che Binda ha 4’52” di vantaggio su Piccin, Pancera, Blattman, Negrini e Giacobbe. Poi risale in auto, raggiunge il battistrada ed inizia a seguirlo lungo la strada che riporta a Milano per l’arrivo.

“La sua pedalata non è sciolta come altre volte. Il campione del mondo appare affaticato ed abbiamo l’impressione che gli inseguitori stiano guadagnando terreno. Interroghiamo il cittigliese. Con la sua voce in falsetto, per nulla turbato, sempre sicuro del fatto suo Binda risponde:

Non ho nulla. Non vado più forte perché non mi hanno dato abbastanza da mangiare e da bere!

Ma il campione del mondo non è l’uomo delle crisi, e tra gli applausi della folla continua la sua marcia vittoriosa fino al Velodromo Sempione, mantenendo pressoché invariato il suo vantaggio. La maglia dei sette colori è lungamente applaudita. Quattro minuti e 11 secondi dopo entrano in pista Piccin, Negrini, Pancera, Giacobbe e Blattmann. Nella volata Piccin vince per mezza macchina su Negrini.”

 Per Alfredo Binda è il terzo successo consecutivo, impreziosito anche dal secondo successo nel Campionato Italiano.

Nei tre anni successivi il Lombardia sfuggirà sempre a Binda. Nel 1928 stagione in cui vinse il Giro d’Italia con sei tappe, la Predappio-Roma. Il Giro del Veneto, il terzo Campionato Italiano e il Giro di Colonia, una delle sue rarissime apparizioni all’estero, sarà secondo dopo il “vecchio”, 36 anni, Gaetano Belloni, ma sarà squalificato, nemesi storica, per aver saltato la firma al controllo di Grantola proprio come aveva fatto nel ’25 il suo rivale Girardengo. Nel 1929 vinse il Giro con otto tappe, consecutive, migliorando il record del 1927 per i successi in fila, la Milano-Sanremo, il Giro di Romagna, la Predappio-Roma, la cronometro dei Campi Flegrei e il quarto Italiano. Fu terzo ai Mondiali di Zurigo. Non si presentò al via del Giro di Lombardia.

La Legnano – Wolsit. Alfredo Binda, al centro che legge un quotidiano, attorniato dai compagni di squadra nel 1929.

Il successivo 1930 fu l’anno in cui venne pagato per non partecipare al Giro. Corse il Tour vincendo due tappe, l’ottava da Hendaye a Pau e la nona da Pau a Luchon e si ritirò subito dopo in polemica con la Federazione Italiana, che non gli aveva ancora versato le 22.500 lire promesse per la rinuncia al Giro, mentre era ancora ben in lizza per il successo finale. Il successivo 30 agosto vinse il suo secondo Mondiale a Liegi battendo in volata Guerra e il belga Ronsse.  Prese parte al Lombardia il 26 ottobre chiudendolo al secondo posto dopo essere stato battuto in volata da Michele Mara che regolò un gruppo di diciannove corridori.

Anche nel 1931 Binda vinse meno corse di quel che aveva abituato fino al 1929, si presentò al Lombardia con tre vittorie, la Milano-Sanremo e due tappe al Giro, dove una caduta lo costrinse al ritiro dopo la settima frazione. Ai Mondiali di Copenaghen non andò oltre il sesto posto. Non solo la Legnano gli comunicò che l’avrebbe lasciato libero per la stagione successiva!

“Gli dicevano in tante maniere che era un abulico, che non lo reggeva più l’animo per condurre a fine le battaglie più dure, che dinnanzi a sé non aveva che il tramonto melanconico e senza gioia come tutti i crepuscoli che succedono ai meriggi troppo infuocati. Un giorno in una riunione su pista uno spettatore villano gli gridò di ritirarsi nell’ospizio dei vecchi.”

Lo scrive sulla Stampa del 26 ottobre 1931 Vittorio Varale, nell’aprire l’articolo in cui racconta la rivincita di Binda su chi lo dava per finito, ottenuta proprio al Lombardia. Era stata una giornata delle sue, nove ore di battaglia sotto la pioggia e in mezzo al fango. Alfredo aveva attaccato sullo strappo di San Fermo, e si era installato in testa alla corsa con due compagni di squadra, Marchisio e Bertoni. Il primo si era staccato sulla salita di Viggiù mentre Bertoni aveva continuato a tirare fino a Porto Ceresio permettendo al suo capitano di aumentare il vantaggio.

Sotto una forte pioggia Binda affronta il Marchirolo prima e il Brinzio poi in solitudine, transitando in vetta a quest’ultimo con un vantaggio di quattordici minuti su Mara, Bovet e Marchisio. A Varese ha 20′ di vantaggio che scendono di poco, 18’33” all’arrivo milanese al Velodromo Sempione. Mara sarà secondo battendo in volata Firpo, Marchisio, Bovet e Grandi che terminano nell’ordine.

La Legnano cambia idea e rinnova il contratto a Binda, che farà ancora in tempo a vincere nel 1932 i Mondiali di Roma e il Giro della Provincia di Milano e nel 1933 un ultimo Giro d’Italia, con sei tappe e il Giro delle Due Province a Messina. Rimarrà in gruppo ancora fino al 1936. Nel ’34 si ritirò dal Giro, mentre fu sedicesimo nel ’35. Arrivò quarantaseiesimo alla Sanremo del 1934, e non lo si rivide invece mai più sulle strade del Lombardia. Il suo record di quattro affermazioni nella classica lombarda fu superato da un solo corridore: Fausto Coppi, a segno cinque volte dal 1946 al ’49 e nel 1954. Durante la Milano-Sanremo del 1936 subito dopo il controllo cronometrico di Novi Ligure Binda è coinvolto in una caduta provocata dall’asfalto reso scivoloso dalla forte pioggia che accompagna la corsa. Alfredo non si rialza: ha rotto il femore, la sua carriera finisce lì, nella campagna piemontese.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale fu a lungo CT della Nazionale che guidò alla conquista di quattro Tour de France (Gino Bartali nel 1948, Fausto Coppi nel ’49 e nel ’52 e ancora nel 1960 grazie a Gastone Nencini) e di due Mondiali: quello di Coppi a Lugano nel 1953 e di Baldini nel ’58 a Reims.

Fondò, già sul finire degli anni Trenta, una sua squadra, la SC Binda, che già nel 1940 si schierò al via del Giro nella categoria dei gruppi sportivi, e che è tutt’ora attiva come importante organizzatore che vede la Tre Valli Varesine e la relativa Gran Fondo per gli amatori i principali eventi che gestisce.

Alfredo è mancato nella sua Cittiglio il 19 luglio del 1986 a quasi 84 anni e lì è sepolto. Un piccolo ma curatissimo museo ne ricorda le gesta nella piccola cittadina della provincia di Varese, dove ogni anno, in primavera, si disputa una prova a lui dedicata della Coppa del Mondo femminile.