Brent Bookwalter, ogni fuga è un’epifania

La storia dell’ultima fuga di Brent Bookwalter, la più importante di tutte.

 

Brent Bookwalter sostiene che un buon ciclista non è nient’altro che la somma di tanti, piccoli e fondamentali fattori. Non esiste l’allenamento perfetto, l’equipaggiamento e gli accessori contano fino ad un certo punto, una vittoria rimane una vittoria e nulla più: nessun momento di svolta, insomma, nessun evento rivelatore – nessuna epifania, per riprendere Joyce. E tuttavia, in un’intervista rilasciata qualche anno fa a Cycling News, Bookwalter si contraddisse. Ripensando alla prova in linea dei campionati del mondo del 2008 a Varese, alla sua mente riaffiorò un ricordo: fermatosi a pisciare, vide il gruppo dissolversi in un istante e capì che prima di portare a termine una prova del genere avrebbe dovuto pazientare non poco. Aveva ragione: quel giorno riprese il gruppo, ma fu costretto al ritiro.

L’ultimo decennio, che lo ha visto correre stabilmente nel World Tour con la BMC prima e con la Mitchelton-Scott poi, ha confermato i presupposti iniziali: Bookwalter è un gregario infaticabile e un cronoman che, di tanto in tanto, riesce a strappare un piazzamento dignitoso. Nel 2011 fu uno degli uomini che contribuì alla vittoria finale di Cadel Evans, per lui un risultato impensabile fino a qualche anno prima, quand’era ancora indeciso se continuare gli studi in Biologia o inseguire il sogno del ciclismo professionistico. Dopo football, baseball, basket, calcio e sci, Bookwalter aveva finalmente capito che il Tour de France e le Olimpiadi lo incantavano più di ogni altra cosa. In carriera ha vinto soltanto tre volte, due delle quali in prove del circuito americano, quelle in cui riesce meglio. La più significativa, tuttavia, rimane quella conquistata nella prima tappa del Tour of Qatar 2013: resisté al ritorno del gruppo e batté in volata Elmiger e Rast. Secondo il cronometro, tra i tre fuggitivi e i primi velocisti non c’era nemmeno un secondo di scarto.

Qualche fuga, se vuole sperare di vivere una giornata diversa dal solito, Bookwalter è costretto a cercarsela. Mai, però, avrebbe pensato che quella più emozionante della sua vita sarebbe giunta lontano dalle corse e dal ciclismo. Quando in Europa ha iniziato a tirare una brutta aria, Bookwalter e sua moglie, Jamie, hanno iniziato a riflettere: rimanere a Girona, la loro casa da ormai tanti anni, oppure tornare in America? Se fossero stati soli, probabilmente il problema non si sarebbe nemmeno posto. Ma dal primo febbraio c’era anche Waylon, il loro primo figlio: confrontarsi con la paternità e la maternità durante una quarantena vissuta perlopiù in solitudine li spaventava e allora hanno deciso di rischiare il tutto per tutto per raggiungere Asheville, nella Carolina del Nord, dove possiedono una casa e sono circondati da alcuni familiari e molti amici.

©VeloNews, Twitter

Intanto il passaporto per Waylon, un primo viaggio per ritirarlo tutt’altro che sereno. Poi la corsa all’aeroporto di Barcellona, da lì ad Amsterdam e poi in America. Il volo era fissato per il ventuno marzo ed era l’ultimo che avrebbe collegato la città spagnola a quella olandese. È partito con qualche ora di ritardo, ma perlomeno è partito – ed è arrivato. Da Amsterdam, il primo volo utile aveva come destinazione Atlanta, circa duecento miglia da Asheville. Non essendoci né il tempo né la lucidità necessari per analizzare la situazione, i tre sono nuovamente ripartiti. Dopo una notte trascorsa ad Atlanta per rifocillarsi e l’ultimo aereo la mattina successiva, Brent Bookwalter, Jamie e Waylon sono arrivati a casa. Hanno dovuto rispettare una quarantena preventiva di due settimane, è vero, ma in compenso hanno ritrovato il calore degli affetti e una casa piena di viveri – merito degli amici e dei vicini.

«È stata un’esperienza incredibile», ha raccontato Bookwalter in una recente intervista. «Siamo partiti dall’Europa, dove regnava un’atmosfera pesante fatta di mascherine, guanti e sguardi bassi, e siamo arrivati negli Stati Uniti, dove si stava continuando a vivere come sempre, dato che la pandemia non aveva ancora investito il paese». Tra un allenamento e qualche telefonata per capire se in autunno potrà organizzare o meno la sua granfondo, Brent Bookwalter ha dovuto assumersi anche le sue responsabilità: quelle rappresentative, essendo uno dei corridori di riferimento dell’ANAPRC, l’associazione degli stradisti professionisti dell’America del Nord, e quelle genitoriali, giacché Waylon ha soltanto cinque mesi. Domandarsi quali delle due siano quelle prioritarie non avrebbe senso: un’epifania – e una scelta coraggiosissima – ha chiarito tutto.

 

 

Foto in evidenza: ©Boomer Cycling, Twitter

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.