Presentiamo il neozelandese Sam Gaze, a sorpresa stagista nelle file della Deceuninck.

 

 

Samuel – o più semplicemente Sam – Gaze non è un tipo ordinario. Arriva dalla Nuova Zelanda, dove è una star, e non ha praticamente mai corso su strada a grandi livelli. Fanno eccezione alcune gare nel suo paese, in Sudafrica e in Australia; oppure, quando era più giovane, alcune corse in Spagna e apparizioni con la maglia della nazionale in Belgio. Arriva da Taranaki e discende dai Maori Te Āti Awa; sul suo profilo Instagram si definisce “Kid from The Long White Cloud” e gli è stato persino dedicato un documentario.

Quando corre in mountain bike, per la precisione nella specialità del cross country, la Nuova Zelanda è in fermento. Ha conquistato due titoli mondiali tra gli Under 23, è stato il primo kiwi a vincere una prova di Coppa del Mondo  – a inizio 2018 davanti a sua eccellenza Nino Schurter –  e da quelle parti ha creato un vero e proprio dualismo con Anton Cooper – una specie di Van Aert versus van der Poel del sottosopra. Anche l’età li accomuna ai due Dioscuri del ciclocross mondiale: Gaze è un classe ’95 come l’olandese, Cooper un ’94 come il talento belga. Anche se, pare chiaro, le somiglianze si fermano qui.

I due connazionali sono stati protagonisti di un episodio che in Nuova Zelanda ha tenuto banco per mesi, diventando un caso mediatico saltato agli onori della cronaca fino in Gran Bretagna. Aprile 2018, Giochi del Commonwealth: Gaze e Cooper corrono entrambi per la nazionale neozelandese e sono i favoriti della gara di cross country. Quattro anni prima, a Glasgow, Cooper arrivò primo e Gaze secondo: è giunto il giorno in cui Sam Gaze vuole la rivincita.

La gara si disputa nella Gold Coast australiana, nel parco nazionale di Nerang, meta turistica per appassionati di escursioni, birdwatching e mountain bike; non lontano da lì, poi, c’è il Surfers Paradise, luogo di culto per tutti gli appassionati di surf. Gaze ha il fisico del surfista; Cooper invece, di fianco a lui, sembra alto quasi la metà. I due si sfidano da anni tra ruote grasse e fango in bocca, ma c’è stima reciproca: hanno lanciato la specialità nel loro paese e questa, grazie al loro talento, vive una vera e propria epoca d’oro.

Manca un giro alla conclusione, davanti sono in tre: loro due e il sudafricano Hatherly; a un certo punto Gaze fora. Si ferma ai box e mentre il suo meccanico compie un autentico prodigio per cambiargli la gomma, Cooper attacca. Gaze si gira, vede il compagno-rivale scattare proprio in quel momento: gli mostra il dito medio e l’immagine, immortalata in fotografia, fa il giro del mondo. Gaze riparte, rimonta il suo avversario in un paio di chilometri, rischia l’osso del collo lanciandosi come un forsennato in discesa e sulla linea del traguardo lo brucia, sfruttando il suo spunto veloce, arma che ha già dimostrato di possedere anche su strada e che, chissà, potrà tornargli utile in questa sua esperienza con la Deceunink. Tagliata la linea dell’arrivo, e ancor prima di festeggiare avvolgendosi dentro la silver fern flag, si mette una mano davanti alla bocca come per dire: zitti tutti. Intercettato subito dopo il traguardo accuserà l’avversario di essere stato antisportivo, affermando che “the good guys always win“. Mentre il New Zealand Herald lo definisce, dopo le parole espresse nel post-gara: “one of the most ungracious victors this country has seen on an international stage“.

Dito medio in mondovisione: Sam Gaze se la caverà con una multa.

La polemica per il dito medio porterà anche a una sanzione disciplinare per il corridore, che si scuserà: questione di etichetta, sia di persona con il suo avversario che sui social con i tifosi. Due giorni dopo quella medaglia, Gaze scende su strada con la bici da corsa per la prova in linea. Si troverà nel gruppo dei migliori fino all’ultimo, provando anche  un attacco nel finale in compagnia di Luke Rowe e Cameron Meyer. Nonostante la presenza massiccia della nazionale neozelandese – quattro su undici nell’azione decisiva – la volata verrà vinta dall’australiano Von Hoff; Gaze chiuderà soltanto decimo, con le energie al lumicino a causa anche dello sforzo supplementare di pochi giorni prima.

In quel 2018 era arrivato a inizio stagione, come anticipato, il suo primo – e sin’ora unico – successo nella Coppa del mondo di mountain bike: primo neozelandese, entrerà così nella storia di questo sport. In Sudafrica batte Schurter al termine di una gara folle, resistendo agli attacchi del sei volte – poi diventate sette – campione del mondo svizzero. In quella corsa finì quarto – e staccato – persino Mathieu van der Poel.

La stagione non prosegue come sperato e la definitiva consacrazione va rimandata, o almeno così si pensa, al 2019. Tuttavia, durante la Cape Epic, massacrante gara a tappe in Mountain Bike, Gaze cade nella seconda tappa ed è costretto al ritiro dopo aver subito una commozione cerebrale. La sua stagione è completamente condizionata da quell’incidente che, sommato ad altri problemi di salute, ne ha notevolmente frenato la crescita. Nonostante un lungo periodo che Pianeta Mountain Bike definisce “dal paradiso all’inferno“, poche ore fa arriva la convocazione di Lefevere che gli permetterà di fare il suo esordio nel World Tour.

Sam Gaze si unirà nelle prossime settimane allo squadrone belga: riuscirà a trovare spazio e magari strappare un contratto per il 2020? ©deceuninck-quickstep.com

Sam Gaze, nelle ultime stagioni sulle ruote grasse, è, insieme ad Andreassen – rivale di Bernal in MTB nelle categorie giovanili – atleta di punta della Specialized Racing, la squadra del marchio costruttore che fornisce le biciclette alla Deceuninck. Non sveliamo alcun mistero sostenendo che questa sorprendente chiamata sia una mera questione di marketing. Gli interessi commerciali fanno più dell’idea di dare spazio a corridori meritevoli di avere una chance di correre con un team importante come quello belga. Intanto, però, la campagna sta perfettamente riuscendo: si parla di Gaze, si parla di Deceuninck e si parla del marchio di biciclette, vero deus ex machina di questa operazione.

A Sam Gaze, che afferma di sentirsi un corridore forte su strada e di voler primeggiare un giorno nelle classiche sul pavé (nel 2017 ha preso parte alla Gand Wevelgem Under 23 con la sua nazionale, giungendo non lontanissimo dai migliori dopo aver corso da capitano per tutta la gara), il compito di spostare l’attenzione verso i risultati sportivi. E quale miglior occasione imparare il mestiere in una squadra così?

E chissà, magari questa avventura può aprire ulteriori nuovi orizzonti a una nazione che, pur avendo espresso negli ultimi vent’anni qualche buon professionista su strada – non dimentichiamo che in Quick Step è passato prima di lui un altro neozelandese, Jack Bauer, ma in gruppo ci sono anche George Bennett, Bevin, Frame, Bewley e Scully, tutti corridori che militano nel World Tour -, al momento le cose migliori le ha fatte vedere su pista con alcune eccellenze assolute o grazie al dualismo tra lo stesso Gaze e Cooper sulle ruote grasse. Magari questa esperienza lo porterà a unirsi all’epocale sfida che coinvolge van der Poel e Van Aert oppure a primeggiare come altri biker prima di lui, ma forse voliamo troppo alto. Intanto, però, i sostenitori della multidisciplinarietà e gli sponsor sorridono, e ne hanno ben donde.

 

 

Foto in evidenza: https://www.cape-epic.com/

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.