Sopravvivere nel World Tour dopo una serie devastante di incidenti: tratto nobile.

 

Il mercato della Sunweb ha vissuto una stagione intensa. Per alcuni che hanno salutato (Geschke, Bauhaus, Ten Dam, Teunissen, Hofstede e Theuns, quest’ultimo “a causa di una diversa visione dello sport”), ne sono arrivati altri: su tutti, Power, Roche, Hirschi. E Jan Bakelants, per il quale sono state spese parole importanti. Marc Reef, uno degli allenatori della squadra tedesca, ha elogiato la duttilità, la forza d’animo e la lucidità del belga, qualità che torneranno utili nelle classiche e nei grandi giri per supportare Tom Dumoulin. Dall’esperienza di Bakelants, invece, dovranno attingere a piene mani i più giovani. Potranno farlo senza preoccupazioni: qualche storia da raccontare il belga ce l’ha, la fonte non dovrebbe seccarsi così in fretta.

Ricorderà per loro il finale della seconda tappa del Tour de France 2013, quando faceva parte del gruppo dei fuggitivi e l’altro gruppo, quello dei pesci grossi, stava rinvenendo a tutta velocità. “Vogliamo impegnarci tutti sul serio oppure assistere all’ennesima volata vincente di Sagan?”, urlò ai suoi colleghi Bakelants. Li vide improvvisamente stanchi e furbi. Lui, ancora forte e coraggioso, impiegò le ultime energie in una stoccata di classe. Furono in molti a gioire per il suo risultato. Gilbert, grande amico, lo abbracciò vigorosamente; Andy Schleck, in teoria il capitano di Bakelants, affermò che in gruppo non c’erano nemmeno cinque corridori capaci di emulare il Bakelants di quel giorno.

Oppure spiegherà lo scivolone dell’estate 2017, quando a pochi giorni dalla partenza del Tour de France rivelò che avrebbe portato con sé una scatola di preservativi “perché con le miss del podio non si sa mai”. Sull’astinenza dei ciclisti si potrebbe scrivere un romanzo, istruttivo ed esilarante allo stesso tempo: inutile dire che quella battuta Bakelants avrebbe potuto risparmiarsela. A maggior ragione considerando che non è uno stupido: ha famiglia, ama la buona cucina e il buon vino, da parte conserva la laurea in scienze bioingegneristiche. Maxime Monfort lo chiama l’intellettuale del gruppo, l’unico che raramente parla di donne, motori e soldi, e quando lo fa si distingue per originalità. Come nelle dichiarazioni: film preferito Pulp Fiction, aspirazione futura diventare presidente dell’UCI, se fosse una celebrità vorrebbe essere Romain Bardet. E sui difetti non tergiversa: “perché”, rispose al sito dell’AG2R La Mondiale, “ne vedete forse qualcuno?”.

Bakelants racconterà sicuramente del difficile rapporto col Giro di Lombardia. Nel 2010 si ruppe ginocchio destro e gomito sinistro, nel 2017 rischiò la carriera. Cadde nel vuoto per sette metri, atterrando di schiena su una roccia. La bicicletta rimase appesa ad un ramo, una metafora chiarissima. Venne soccorso con difficoltà, purtroppo non era il solo in quelle condizioni, c’era talmente tanta confusione che una delle moto lo colpì ad una gamba appena riportato al livello della strada. Il responso finale fu drammatico: lesioni a quattro vertebre e sette costole. Ritornato alle corse in primavera, pedalando sentiva che qualcosa ancora non andava: la sua colonna vertebrale si è accorciata di un centimetro. Adesso parla come un ciclista vero, discute di ruoli e tattiche e sogna di far bene. Il vecchio e il nuovo Bakelants sono distanti appena un centimetro.

 

 

Foto in evidenza: ©sport.be

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.