Jef Scherens, il felino dei velodromi

Eclettico e talentuoso, Jef Scherens è stato un asso della pista.

 

 

Nella specialità regina del ciclismo su pista, la velocità, oggi siamo abituati a veder primeggiare dei moderni Eracle, fasci di muscoli in grado di esprimere wattaggi pazzeschi. In un’epoca lontana, però, ci fu un principe di questa disciplina che poco aveva da spartire con gli attuali colossi. Lo chiamavano Poeske, gattino, e ciò dice tutto. Il suo nome era Joseph “Jef” Scherens e dei velodromi fu l’attrazione principale negli anni ’30 del ‘900.

Jef era uno scricciolo con la dinamite nelle gambe. Ma all’esplosività univa anche un notevole acume tattico. D’altronde le sole doti atletiche non bastano nemmeno oggi, figurarsi in un’epoca in cui il surplace non era regolamentato e le piste erano più lunghe. Divenne famoso per il suo “scatto felino”, la rasoiata con cui, puntualmente, trafiggeva i suoi rivali.

Il futuro sovrano degli sprint nasce il 17 febbraio 1909 a Werchter, un piccolo villaggio fiammingo. Quando Jef ha appena cinque anni e mezzo, tuttavia, quel minuscolo paesino viene raso al suolo dai bombardamenti. Scherens, dunque, è costretto a emigrare. Insieme ai genitori e ai suoi quattro fratelli maggiori si trasferisce a Bordeaux. Vi rimane per un lustro, prima di tornare in Belgio nel 1909.

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A scuola il giovane Jef ha molte difficoltà. Fatica soprattutto ad apprendere la lingua: nella sua testa il francese, imparato durante gli anni a Bordeaux, continua a intrecciarsi col fiammingo. Non riesce a stare al passo coi compagni. Completato il percorso d’istruzione primaria, a suo padre arriva un documento scolastico che afferma: “Jef è adatto al lavoro manuale e ha capacità di acrobata”. In sostanza, gli consigliano di trovare un posto in fabbrica o in un circo.

Dopo una breve ricerca, Scherens verrà assunto in una pelletteria di Zavantem. Ogni giorno percorre il tragitto per raggiungere quella cittadina, la quale è parte dell’area metropolitana di Bruxelles, in bicicletta. Ed è decisamente veloce nel farlo. Decide, così, di provare l’avventura nel ciclismo. Facilitato, oltretutto, dall’avere un fratello – Giel – che già pratica quello sport.

Scherens inizia a macinare trionfi sin da subito. Nel 1927 le sue prestazioni gli valgono la chiamata dallo Stoempersclub di Lovanio. In quella stagione conquista oltre quaranta vittorie. Nell’anno seguente, il suo primo da junior, alza le braccia al cielo per ben ventisette volte. In volata è pressoché imbattibile, il suo sprint è devastante. Quando riesce a detonare l’esplosivo nelle sue gambe, gli altri non possono far altro che ammirare cotanta classe. Ben presto si rivela un talento decisamente fuori dal comune.

Incantato dalle sue prestazioni, Edward Van Hove, presidente dello Stoempersclub di Lovanio, gli offre un contratto per partecipare a una gara di velocità su pista. Il suo avversario è il campione belga di specialità Jules Vervust. Jef inizialmente è riluttante, teme di non avere chance. L’offerta, però, è succulenta. il 14 ottobre 1928, Poeske si presenta al velodromo di Bruxelles per il suo duello. Sarà una battaglia senza storia: il diciannovenne Scherens piega il suo avversario con facilità disarmante.

Nel biennio seguente la carriera di Jef rallenta. D’altronde è il periodo del servizio militare che, per forza di cose, ha la precedenza. Inoltre, nel 1930 una brutta caduta lo costringe a rimanere fermo per sette settimane. Il 1931, però, sarà la stagione della consacrazione. Innanzitutto, conquista il primo di sedici titoli nazionali consecutivi. Dopodiché, coglie il suo primo podio iridato. In quel di Copenaghen, infatti, Jef è terzo.

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Vince il padrone di casa Willy Falck Hansen. Ma è uno dei successi più controversi nella storia del ciclismo. Anzi, è un autentico furto ai danni del francese Lucien Michard. Il transalpino è un vero fuoriclasse. È reduce da quattro trionfi iridati consecutivi. Perde la prima manche nella finale col danese, ma conquista la seconda. Michard taglia il traguardo per primo nella sfida decisiva. Ma il giudice di gara, posizionato male, prende un abbaglio e proclama Falck Hansen vincitore.

Quel verdetto è incontrovertibile. Il regolamento dell’epoca, infatti, prevede che una decisione del giudice non possa essere annullata. Ma formalmente, la striscia di imbattibilità di Michard, che dura dal 1927, è da considerarsi intatta. Chi la spezzerà veramente è proprio Jef Scherens. A cavallo tra l’agosto e il settembre del 1932, infatti, va in onda la rassegna iridata di ciclismo su pista di Roma. E in finale, nella velocità, arrivano Poeske e Michard.

Nella manche decisiva i due danno vita a venti minuti di surplace. La giuria, ormai esausta, li obbliga a scendere. Sorteggeranno loro chi deve partire in testa. La dea bendata opta per Michard. Il transalpino, dunque, scatta per primo sulla pista romana. Scherens, tuttavia, gli piomba a ruota. Dopodiché, con il suo guizzo felino, lo salta. Poeske balza in testa e taglia per primo il traguardo. Il ventitreenne fiammingo è campione del mondo. Il Belgio torna sul trono della specialità regina dei velodromi per la prima volta dal 1885.

È il primo di sei titoli consecutivi. Scherens, negli anni ’30, è letteralmente imbattibile. E dire che la concorrenza è di primo livello. C’è il già citato Michard. C’è un altro grande transalpino: Louis Gérardin. E c’è il tedesco Albert Richter, un uomo coraggioso al punto da opporsi al nazismo: una scelta che decreterà la sua fine ma, allo stesso tempo, lo eleverà fino all’immortalità. Il rivale più forte incontrato da Jef, per sua stessa ammissione, però, è il neerlandese Arie van Vliet.

Van Vliet è di sette anni più giovane. Nel 1936 conquista il titolo iridato della velocità tra i dilettanti e l’oro olimpico nel chilometro a Berlino. Poeske e il giovane tulipano si scontrano per la prima volta nel 1937. Ad avere la meglio è il più esperto fiammingo. L’anno successivo, però, Arie si prende la rivincita. Scherens arriva alla rassegna iridata malconcio dopo una caduta a Vincennes e in finale non è abbastanza brillante.

Albert Richter. ©La Piazzetta dello Sport

A Poeske quella sconfitta resta particolarmente indigesta. Vuole vendicarsi il prima possibile. E l’occasione giunge già ai Mondiali di Milano del 1939. I due arrivano nuovamente in finale per il titolo iridato. Nella prima manche escono dall’ultima curva affiancati. Jef sembra possa superare Arie. Vi è, però, un contatto. Ed ambedue franano a terra. Gara sospesa e rinviata al dì seguente, questa la decisione della giuria.

Ma quella sfida non si terrà mai. Infatti, quel domani è il giorno in cui scoppia la Seconda Guerra Mondiale. La manifestazione milanese si conclude là. Tutti gli atleti vengono mandati a casa. Per la carriera di Scherens il conflitto globale sarà una vera e propria piaga. Nel 1939 ha trent’anni. La rassegna iridata viene sospesa fino al 1946. Poeske perde le ultime stagioni buone per impreziosire ulteriormente il suo palmarès.

Eppure, finito quell’atroce periodo storico, Poeske troverà il modo di innalzarsi ulteriormente. Con un colpo di coda fantastico, nel 1947 riesce a riagguantare la maglia con l’effigie dell’arcobaleno. Jef ha trentott’anni; il grande favorito, per quella manifestazione iridata che si svolge a Parigi, è il trentunenne van Vliet. Il neerlandese, però, tra lo stupore generale, esce ai quarti. Il fiammingo, così, ha la strada spianata fino alla finale. Nel capitolo conclusivo della rassegna, Jef travolge l’idolo locale Gérardin.

È il settimo titolo mondiale, all’epoca un record assoluto. Un giorno lo eguaglierà l’italiano Antonio Maspes. Poi lo batterà il giapponese Koichi Nakano, il quale arriverà a quota dieci. Senza guerra, però, probabilmente anche Scherens avrebbe raggiunto la doppia cifra. D’altronde, il fiammingo nei suoi anni d’oro era imbattibile tanto quanto il nipponico. E se è pur vero che una volta, in circostanze particolari, è stato detronizzato da van Vliet, va anche detto che la finale del 1982 vinta da Nakano contro Singleton grida vendetta tutt’oggi.

A Jef Scherens è intitolato il Grote Prijs Jef Scherens, dal 1963 appuntamento abituale del calendario belga. Vanta vincitori illustri: Maertens, Raas, Hushovd, Greipel, Stuyven. Nel 2019, ad oggi l’ultima edizione disputata, ha trionfato un italiano: Niccolò Bonifazio. ©Vital Concept – B&B Hotels

Poeske, a ogni modo, da ragazzo poco portato per l’apprendimento s’è trasformato in uno dei più grandi campioni nella storia del ciclismo su pista. Ma in vita sua, per la verità, è stato molto di più. Jef era una persona eclettica, con mille passioni. Suonava tre strumenti. Dopo il ritiro, inoltre, ha praticato tiro con l’arco, biliardo, sci nautico e nuoto. Si è anche dilettato nelle corse automobilistiche.

Divenne pure un acrobata, come gli avevano consigliato i suoi insegnanti. Non al circo, però. Appassionato di aviazione, imparò a guidare l’aereo e ben presto si trasformò in un funambolo dei cieli. Una volta ebbe addirittura un incidente. Per fortuna senza conseguenze. E il mezzo con cui si destreggiava tra le nuvole, nel 1940, gli venne rubato dai tedeschi durante la guerra. Un torto che lo fece infuriare come nient’altro in vita sua.

Dopo una vita passata a solcare i cieli e a sfrecciare nei velodromi, Jef Scherens si spense a Lovanio il 6 agosto del 1986. Eroe romantico del pedale, la sua è una storia di rivalsa. Poeske non si è fermato dinnanzi alle etichette che avevano posto su di lui. Ha proseguito dritto per la sua strada. Ha cercato e coltivato il suo sogno. Ed è diventato un mito indimenticabile delle due ruote.

 

 

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