La Quick Step ha trovato un altro giovane dal sicuro avvenire.

 

 

Al momento di firmare il contratto offertogli dalla Quick Step, Kasper Asgreen sarebbe potuto rimanere in silenzio; non doveva necessariamente dire qualcosa e nessuno si aspettava che lo facesse: d’altronde stava entrando a far parte della squadra ciclistica più vincente e apprezzata, dovrebbe bastare questo a giustificare imbarazzo ed emozione. E poi, e Asgreen lo sapeva, la Quick Step aveva anticipato i tempi – aprile e non agosto – soltanto perché gli infortuni di Devenyns, De Plus e Vakoč avevano improvvisamente accorciato l’organico a disposizione. Invece, contravvenendo a tutte le norme previste dal buon senso, Asgreen comunicò alla squadra che avrebbe dato il massimo per meritarsi la convocazione per la prova a squadre contro il tempo dei campionati mondiali. Cinque mesi e mezzo più tardi, lui e i cinque compagni salivano sul gradino più alto del podio.

Tutto questo succedeva lo scorso anno: Asgreen venne aggregato alla Quick Step a partire dal primo aprile e ad Innsbruck, nemmeno sei mesi dopo, vinse la medaglia d’oro nella prova riservata alle squadre. I membri erano soltanto sei, questo significa che Asgreen venne preferito a tanti altri ottimi compagni. Tuttavia, secondo Wilfried Peeters, uno dei direttori sportivi della Quick Step, stupirsi non serve a niente perché “Kasper è un ragazzo dotato, ambizioso e che impara in fretta”: sarà per questo che durante il primo anno – scarso – nel World Tour ha partecipato a diverse semiclassiche, ha vinto una medaglia d’oro ai campionati del mondo e ha disputato subito una grande corsa a tappe, la Vuelta. Aveva il compito di guidare il gruppo nelle lunghe giornate di pianura, praticamente lo stesso ruolo ricoperto da Vermote e Declercq nelle ultime edizioni del Tour de France; “Doveva rincorrere i problemi e lo ha fatto molto bene”, sottolineò Lefevere: se Viviani vinse tre tappe, gran parte del merito fu di Asgreen.

Che Asgreen fosse un buon passista lo si sapeva: nella prova a cronometro dei campionati europei di Herning, nel 2017, vinse la medaglia d’oro tra gli Under 23, mentre ai campionati mondiali di Doha fu quinto e a quelli di Bergen settimo; ma che potesse brillare fin da subito anche tra i professionisti, ecco, questo non era nelle previsioni. Nelle due cronometro del Giro di Svizzera è arrivato rispettivamente quinto e secondo, vincendo quella dei campionati danesi e classificandosi dietro ad Evenepoel in quella europea. E poi ci sarebbe anche la prima vittoria conquistata al Tour of California, il quarto posto nella seconda tappa del Giro di Svizzera, il secondo nella prova in linea dei campionati nazionali. La convocazione al Tour de France, dunque, era solo una formalità.

Ha chiuso all’ottavo posto la cronometro individuale di Pau, con sedici secondi di ritardo dal terzo posto di giornata di De Gendt: un risultato incredibile, considerando la giovane età di Asgreen e il lavoro a cui era già stato chiamato nella prima parte della corsa – a differenza dei vari capitani che lo hanno preceduto; quattro giorni dopo, soltanto Trentin è stato più forte di lui andando verso Gap: gli altri membri della fuga – Van Avermaet, Mollema, Teuns, Oss, Clarke, Boasson Hagen, Stuyven su tutti, mica dei novellini – si sono giocati i piazzamenti che andavano dal terzo posto in giù.

Non solo l’emozione, il ruolo ingrato ma necessario e lo scotto fisico che paga un debuttante: anche un brutto infortunio si è messo tra Asgreen e il suo Tour de France. Mentre Alaphilippe volava verso Épernay, il danese si è distratto prima chiedendo alle ammiraglie il risultato del capitano – sembra che non riesca mai a contenere la curiosità, sapere se il proprio contributo è servito o meno – e poi mettendo una borraccia al proprio posto. “A schoolboy error”, lo ha definito lui: ha preso in pieno un cartello stradale, rompendosi un dente e tagliandosi ovunque. Dopo gli esami di rito, ha stretto i denti, è ripartito e ha messo insieme i risultati di cui sopra: l’incidente non doveva aver lasciato scorie.

Comunque finisca la sua stagione, il secondo posto al Giro delle Fiandre rimarrà il ricordo migliore del 2019. Asgreen non ha mai nascosto la sua passione per le classiche del Nord, “ma in fondo stiamo parlando di sei settimane all’anno, e io non voglio limitarmi soltanto a quelle”: sarebbe un peccato poter godere di un corridore del genere per appena sei settimane all’anno, dalla fine di febbraio all’inizio di aprile. Le classiche rimarranno però il suo obiettivo principale, anche se il Fiandre quest’anno non era nemmeno nel suo programma: che avrebbe partecipato lo ha saputo il mercoledì precedente alla corsa e al momento della presentazione delle squadre non poteva credere di essere nella stessa squadra di Gilbert, uno dei suoi corridori preferiti.

“Ho dovuto tirarmi un pizzicotto, sul serio”, ha rivelato al traguardo, dov’era ormai diventato la sorpresa della domenica. Mentre tentava di sciogliere i crampi, spiegava ai giornalisti che il suo compito era tamponare le fughe e portare davanti i capitani all’imbocco di ogni muro; ma Gilbert stava male, Lampaert e Jungels non sono riusciti a seguire Bettiol, quindi si poteva soltanto impostare la volata per il secondo posto finale: proprio mentre stava eseguendo, Jungels ha causato un buco e lo ha lasciato andare. Il giorno prima della corsa, durante quella fetta di tempo che ogni squadra dedica alla stampa e alle televisioni, Asgreen era stato il meno richiesto della Quick Step; dopo il podio e una doccia, il giovane danese ha scoperto il prezzo della popolarità: alcune delle televisioni più importanti del suo Paese si erano messe in fila per chiedergli di presenziare nei loro programmi sportivi, ovviamente in prima serata.

 

 

Foto in evidenza: ©Kasper Asgreen, Twitter

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.