Max Bulla, il più forte corridore austriaco di tutti i tempi

Il ciclismo austriaco deve molto a Max Bulla, il suo pioniere.

 

 

Il ciclismo austriaco è un microcosmo affascinante che ha sfornato campioni ai più sconosciuti. Da Franz Deutsch, prima nemesi di Charly Gaul, ad Adolf Christian, cometa capace d’agguantare il podio al Tour de France, passando per il tuttofare Gerhard Zadrobilek, vincitore di una Clásica di San Sebastián e di un paio di tappe di Coppa del Mondo di Cross Country. In principio, però, a dare lustro a quella piccola nazione incastonata tra le Alpi, un tempo cuore di un grande impero, fu Max Bulla.

Bulla è da considerarsi tutt’oggi il più forte pedalatore austriaco della storia. Era un corridore completo, molto forte in volata, ma capace anche di difendersi in salita. Irrequieto e indomito, amava gareggiare col vento in faccia. Dotato di grande stile, la sua eleganza stregò anche Henri Desgrange, il direttore del Tour de France. Ha colto gran parte dei suoi successi andando all’attacco con un pugno di altri uomini che, poi, regolava puntualmente allo sprint.

Nato il 26 settembre 1905 a Vienna, quando inizia a correre nei primi anni ’20 del ‘900 il ciclismo nel suo paese non è nemmeno agli albori. Quelle che diventeranno le maggiori gare nazionali, all’epoca, nemmeno esistono. L’Österreich Rundfahrt nascerà solo nel 1947, l’Uniqa Classic nel 1953.

A sinistra, Max Bulla. ©jose fort, Twitter

Dopo aver vinto due titoli nazionali nel 1926 e nel 1927, Max capisce che il ciclismo austriaco gli sta stretto. Inizia così un pellegrinaggio che lo porterà a correre in gran parte dell’Europa centro-meridionale. La rassegna iridata del 1928, che si svolge a Budapest, sarà la manifestazione che lo rivelerà al mondo. In una gara a cui partecipano solo sedici atleti, passata alla storia per i dissapori in senno alla nazionale italiana, Max coglie un bel sesto posto.

Sarà protagonista ai campionati del mondo anche l’anno seguente, a Zurigo. Dapprima all’attacco con Ferdinand Le Drogo, sarà l’ultimo a staccarsi dal quintetto che si giocherà il successo allo sprint. Chiuderà ottavo, superato nel finale da Marcel Bidot, il quale aveva forato in precedenza, e dal sopraccitato Le Drogo.

Quella prova, ad ogni modo, gli permette di prendere consapevolezza dei suoi mezzi e nel 1930 sboccia definitivamente. Nella stagione in questione, innanzitutto, Bulla è terzo nella prima e ultima edizione della Torino-Bruxelles-G.P. du centenaire. Essa è una gara a tappe composta da tre frazioni. La prima va dal capoluogo del Piemonte a Zurigo. La seconda prende il via nella maggiore città elvetica e si snoda sino al Granducato di Lussemburgo. La terza riparte dal microscopico stato dell’Europa centrale e giunge sino alla capitale del Belgio.

Stravince l’azzurro Allegro Grandi. La leggenda lussemburghese Nicolas Frantz è secondo a 19’03” e precede di 1’20” Bulla. L’austriaco, tuttavia, si mette alle spalle nomi d’elevatissimo rango come il tedesco Ludwig Geyer, il vincitore del Tour de France 1929 Maurice Dewaele e il varesino Michele Mara, corridore che sta vivendo un’autentica stagione di grazia (nel 1930 vince Sanremo, Lombardia, Roma-Napoli-Roma e cinque tappe al Giro).

Tra gli altri risultati di quell’annata, oltretutto, vanno citati anche il terzo posto al Campionato di Zurigo, in cui lo precedono il belga Omer Taverne e il tedesco Désiré Louesse, il nono al Giro di Germania e il decimo al Tour de France.

©Wikipedia

Nel 1931 Max Bulla vive la stagione migliore della carriera. Conquista il Campionato di Zurigo, nel quale batte il tedesco Karl Altenburger e lo svizzero Albert Büchi. Dopodiché, si impone anche nel Tour du Lac Léman, la seconda corsa più antica del calendario dopo la Milano-Torino. Oltretutto, l’austriaco farà sua anche la Marsiglia-Lione, all’epoca classica prestigiosa del calendario francese.

Sarà il Tour de France, però, il palcoscenico delle prestazioni più eclatanti dell’asso austriaco. Bulla prende parte alla Grande Boucle del 1931 da isolato. In sostanza, non solo non ha la squadra, ma deve provvedere lui stesso a tutte le spese di vito e alloggio. A questo, oltretutto, si aggiunge anche il fatto che non ha nessuno che possa fargli l’assistenza meccanica. Deve arrangiarsi da solo.

Dopo due giorni di gara, nella Caen-Dinan di 212 chilometri, va in fuga al mattino. Con sé porta via un drappello comprendente i francesi André Van Wierst e René Bernard. Sono tutti e tre degli isolati, corridori considerati di serie b. Il gruppo, per questo, li sottovaluta. Ma sotto l’impulso di Bulla, fuoriclasse potente ed elegante, il plotone non riesce più a riacciuffarli. Arrivati al traguardo, Max fulmina i due transalpini allo sprint. Prima vittoria di tappa per lui nel grande giro francese e prima maglia gialla. Nessun altro suo connazionale, nella storia, riuscirà a vestire il simbolo del primato del Tour de France.

Non sazio, conquisterà altri due successi parziali. Max, infatti, si impone anche nella Montpellier-Marsiglia di 207 chilometri. È la dodicesima frazione e l’austriaco supera, in uno sprint a due, l’azzurro Alessandro Catalini. Infine, Bulla mette il suo sigillo nella diciassettesima tappa: la Grenoble-Aix-les-Bains di 230 chilometri, la quale, oltretutto, prevede la scalata del Galibier. Al traguardo arrivano a giocarsela in nove. Maximillian dà un altro saggio della sua abilità in volata e si mette tutti dietro. Alle sue spalle giungono due fenomeni come Gaston Rebry e la maglia gialla Antonin Magne.

Metterà la ciliegina sulla torta cogliendo anche il miglior piazzamento della carriera al Mondiale. In quel di Copenaghen, ove ad assegnare la maglia iridata è una prova a cronometro, Bulla è quinto. Stravince Learco Guerra, ma la prestazione dell’austriaco è eccellente. Riuscirà a precedere, infatti, atleti del calibro di Alfredo Binda, Gaston Rebry e Maurice Dewaele.

Max Bulla, in seconda posizione, va all’attacco sulle strade spagnole della Vuelta. ©jose fort, Twitter

I picchi del 1931, Maximillian, non li toccherà più. Tuttavia, resterà uno dei migliori corridori al mondo anche nel lustro seguente. Nel 1933 si impone in due frazioni consecutive del Tour de Suisse, la Davos-Lucerna di 240 chilometri e la Lucerna-Ginevra di 300 chilometri, e conquista la classifica generale della prestigiosa gara a tappe elvetica. In classifica generale precede di oltre 9′ il secondo, vale a dire il padrone di casa Albert Büchi.

Conquista altri due successi parziali sulle strade svizzere nel 1934 e nel 1936. Nel 1935, invece, prende parte alla prima Vuelta della storia ed è grande protagonista. Trionfa in volata nell’ottava tappa, la Tortosa-Valencia di 188 chilometri. Si ripeterà due giorni più tardi nella Murcia-Granada di 325 chilometri. In classifica generale, oltretutto, coglie un ottimo quinto posto.

Max continuerà a correre fino al 1949. Si ritirerà all’età di quarantaquattro anni, mentre nel suo paese d’origine inizia a fiorire il ciclismo. Poliglotta, eclettico, longevo, Bulla è stato uno di quei corridori la cui impronta nella storia dell’universo del pedale va ricercata oltre le vittorie. Le sue imprese e i suoi duelli in patria, durante la seconda guerra mondiale, con il connazionale Franz Dusika, hanno dato il là alla nascita di un vero e proprio movimento austriaco.

 

 

Foto in evidenza: ©BTT Lobo