La Gran Bretagna ha il futuro in casa e lo sanno tutti.

 

Tao Geoghegan Hart è uno degli ultimi arrivati, cioè un giovane, uno di quelli che in un futuro non necessariamente distante sembra avere i numeri per arrivare tra i primi. È un ragazzo volenteroso e ambizioso, assorbe situazioni come una spugna i liquidi e sorride, stanco, all’ennesimo che gli fa notare che forse il Team Sky non è la realtà più idonea a far sbocciare un talento. Il suo nome è ostico come il destino che si è scelto e cacofonico come una caduta di gruppo, un guasto meccanico, un endecasillabo di consonanti.

Tao Geoghegan sa aspettare. È proattivo: la sua attesa non è mai fine a se stessa ma è sempre sensata e produttiva. Pillole di saggezza e maturità che vengono dalla sua infanzia, quando i genitori presero strade diverse e lui fu costretto a rimboccarsi le maniche. La Sky lo mise sotto contratto come stagista nel 2015. Dopo il periodo di prova, non fu il colosso britannico a dire no grazie, ma lo stesso Geoghegan. Chiese di aspettare, confessò che avrebbe preferito un altro anno da dilettante. A volare basso glielo hanno insegnato famiglia e scuola, dove nessuno o quasi si interessa di ciclismo. “Ero una persona normale, ed era giusto così”.

Il Delfinato dello scorso anno non ha fatto altro che confermare tutto quello che di promettente si dice di lui, ormai da anni. La buona fatica delle prime giornate di gara gli è valsa un ruolo ancora più faticoso (ma gratificante) nelle ultime: guardaspalle, ammazzasogni (di gloria, degli altri) e garante (della gloria, ancora) di Geraint Thomas. La convivenza con Kwiatkowski, Poels e Kiryenka deve avergli giovato. Geoghegan ha idee chiarissime: sarà la giovane età, i dubbi vengono col tempo. Tra Eddy e Fausto, sceglie Eddy “perché suo figlio Axel è stato il mio capo tra i dilettanti; al di là della battuta, Merckx perché è stato il più forte di tutti”. E tra le polemiche e le frecciatine dei media, sceglie il muso duro: “Gli scoop sul Team Sky li lascio a voi. Io so soltanto che devo allenarmi come un matto per quattro, cinque, anche sei o sette ore al giorno. Sono un ciclista, sapete”. Sappiamo eccome, e chi ancora non sa, saprà molto presto.

La geografia di lentiggini che tratteggia il suo volto dà a Geoghegan un’aria da primo della classe, o primo della fila, più azzeccato. Vorace lettore, adotta una tattica semplice e infallibile: rilegge ogni libro due volte, possibilmente ad almeno un anno distanza. Dice che nella prima lettura può sfuggire qualcosa, e che al secondo giro cogli un aspetto, un insegnamento o uno spunto nuovo. La sua carriera su strada sembra seguire lo stesso ragionamento: chissà, ad oggi, cos’ha imparato e cosa gli è sfuggito, soprattutto quando arriverà il momento di una seconda, e più approfondita, lettura.

 

 

Foto in evidenza: ©Tao Geoghegan Hart, Twitter

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.