L’ambizione spinge Foss a sognare in grande; prossimo traguardo: il Tour.

 

 

Si racconta che, lungo i tratti in discesa dell’ultima Liegi-Bastogne-Liegi Espoirs – quella riservata agli Under 23 – Tobias Foss tirasse tutti per il collo, scendendo come fa un biker lungo i sentieri tracciati per le prove di downhill. Avvantaggiato dall’aver corso da ragazzo in Mountain Bike, Foss cercava di staccare Vermaerke e Verschaeve, ma non ci fu nulla da fare; i tre arrivarono assieme e nello sprint Foss soccombeva ai due più giovani avversari. Confermò in quel frangente quello che si dice attorno a lui: buon corridore, se non ottimo per certi versi, ma per vincere deve arrivare solo. Foss, cosciente di ciò, provò a girare pagina decidendo di puntare tutta la stagione sulle corse a tappe, dove poter così sfruttare l’esperienza di quattro anni corsi nella categoria.

Al Tour de l’Avenir, Foss doveva andarci in appoggio a Leknessund, connazionale e compagno di club, di due anni più giovane, nonché uno dei fari del movimento in questo 2019. Leknessund è uno che ha qualità da piccolo campione in erba; spesso e volentieri Danimarca e Norvegia sfornano talenti superiori alla media nelle categorie giovanili, forti di una maturità fisica a tratti impareggiabile per diversi coetanei: Leknessund non fa eccezione. Succede però che al Tour de l’Avenir non ci va, un infortunio lo mette fuori gioco e allora Foss diventa leader della sua nazionale, praticamente una squadra di club: quattro dei sei convocati arrivano dalla Uno-X Norwegian Development.

Foss, sfruttando le sue doti da passista (“Il motore in pianura è la mia migliore qualità, ma sono poco aerodinamico in sella, questo fa di me un buon cronoman, ma non il migliore in circolazione”) e scalatore (“Andare in salita mi piace e ora finalmente possiamo dimostrare che noi norvegesi sappiamo andare forte anche sui passi alpini”), con continuità, solidità e senza dare segni di cedimento, porta a casa il Tour de l’Avenir, corsa che ancora mancava nella storia del ciclismo del suo paese. Tempo fa ha raccontato che il Tour de France è la gara dei sogni e che vorrebbe diventare il primo norvegese a vincerla, intanto fa sua la versione per giovani, domani chissà.

Tobias Foss nasce 22 anni fa a Vingrom, un paesino nel comune di Lillehammer; nel 2018 gli abitanti erano 642, quasi equamente divisi in 335 maschi e 307 femmine. Lui fa parte di questa statistica, anche se vive a Girona come da un po’ di anni una grossa fetta di corridori.
Foss, prima di diventare un ciclista, pratica il biathlon: difficile non crederci arrivando da un luogo dove gli sci stretti sono una ragione di vita. Andava forte sulla neve e sparava bene, ma dopo aver provato la Mountain bike, grazie a un amico, decise di cambiare quello stile di vita, passando al ciclismo.

Nella cittadina catalana, dove vive e si allena con la sua squadra, con programmi e sedute di allenamento che hanno poco da invidiare ai più ricchi e prestigiosi team del World Tour – a fine Avenir rivelerà di aver provato e riprovato le salite affrontate negli ultimi giorni al Tour de l’Avenir – Foss divide la stanza con Torjus Sleen che durante la corsa a tappe francese è stato molto di più che un semplice compagno o un amico. Nelle ultime giornate Sleen ha portato a spasso il gruppo come uno di quei gregari che siamo soliti ammirare e raccontare nelle corse dei professionisti. Avvolto nella maglia della nazionale norvegese, sembrava l’esatto prolungamento di quello che Foss aveva in testa. Ha guidato la maglia gialla e lo ha lanciato verso il successo.:”La calma è stata una delle mie migliori compagne in questa corsa” – dirà Foss dopo essere salito per l’ultima volta sul palco, vestito della maglia di leader – “ma con lei anche Sleen e tutta la mia squadra, senza di loro non sarebbe stato possibile farcela.”

Ora Foss vola alto, lo fa in bicicletta, lo avrebbe potuto fare anche con un paio di sci e una carabina, vuole vincere un Tour de France, è vero, ma prima: “Un passo alla volta, questa corsa l’ho vinta sfruttando l’esperienza”. Chissà quanta ne dovrò fare prima di poter vincere una corsa importante anche tra i professionisti.

 

Foto in evidenza: ©www.directvelo.com

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.