Birra, paludi e cittadine fiamminghe, nella lotta tra i Dioscuri del Ciclocross.

 

Percorrendo verso nord la  Antwerpsesteenweg ti puoi lasciare alle spalle la piccola cittadina di Malle per ritrovarti a Rijkevorsel, nomi che a qualcuno potrebbero sembrare indigesti, ma che fanno da corredo alla storia del ciclismo. Entrambi i municipi appartengono al Kempen, regione piatta e paludosa che si estende all’interno della provincia di Anversa, la più a nord della regione fiamminga.
Girando per queste strade puoi incrociare qualche abitante del luogo mentre si sgarbuglia, rigorosamente in giacca a vento e bicicletta, tra stradine strette che rendono unica questa parte dell’Europa nord-occidentale.

Le case ordinate e moderne che si gettano lungo le vie secondarie e principali indicano il benessere economico che si vive grazie al settore delle industrie e alla produzione, da diversi secoli, della più importante birra trappista dell’intera nazione: la Westmalle.
I ragazzi da queste parti sono figli di un periodo storico florido e come ogni abitante delle Fiandre va in bicicletta: strada o fuoristrada non c’è differenza, anche se per il fango c’è una certa inclinazione. Spicca la presenza di uno dei club di ciclismo più importanti del tricolore che da oltre 20 anni organizza l’ Internationale Sluitingsprijs, corsa fra le più ambite del circuito e che può fregiarsi il lusso di avere nel proprio albo d’oro alcuni fra i migliori cavalieri del panorama di bici e fango.

In questa zona, marcatamente fiamminga e la cui periferia è costellata di pascoli e distese di arbusti, da tempo aspettavano la nascita di un talento capace di accendere quella lotta tra campanili  vista come l’essenza del ciclismo, permettendo a Malle e Rijkevorsel di erigere il proprio nome  vicino a Herentals, Bonheiden e Mol, cittadine sorte nei dintorni della Città dei Diamanti che hanno dato alla luce negli ultimi 50 anni mostri sacri delle due ruote fiamminghe.
Nasce così a Malle, 25 anni fa, Toon Aerts.  Consapevole che avere talento nel ciclocross nell’epoca di Mathieu Van Der Poel e Wout Van Aert è come essere una bava di vento che passa in mezzo ad un roseto, Aerts  – al cospetto dei due fenomeni – non è che un sassolino in una lunga distesa di terra arida, e per ritagliarsi spazio, popolarità e vittorie di peso, deve saper sfruttare ogni indecisione, calo di forma degli avversari e ogni tracciato che sorrida al suo notevole motore.

Se Van Der Poel e Van Aert segneranno un’epoca nel ciclismo, tra fango e strada, Toon Aerts, con il suo quasi metro e novanta di forza fisica, vorrà partecipare al banchetto tutte quelle volte in cui i due sovrani glielo concederanno: ” Mathieu e Wout sono due fenomeni, io arrivo nel gruppetto subito dietro con Sweeck, Vanthourenhout, e altri che possono emergere a seconda della forma e del percorso“. Non vuole sedersi come Bertoldo alla tavola di Re Alboino né essere umiliato in quel modo, la sua estrazione sociale è da ciclista nobile e il suo nome suona talmente altolocato da impreziosire un albo d’oro scandito dai trionfi dei due.

 

Gerardo Dottori, “Ciclista”, 1914, pastello su tavola, collezione privata –

 

Il Gigante di Rijkevorsel – dove da sempre vive con la sua famiglia – non ha i geni e la tecnica di Van Der Poel, né la classe senza confini di Van Aert, eppure ha un motore così potente, che in patria lo chiamano Toon 450.

A Rijkevorsel si vive di lavoro tra campi e fabbrica, birra e ciclocross. Toon Aerts ha scelto la bicicletta, concedendosi ogni tanto un vizio a cui nessuno belga può sfuggire. Tecnicamente soffre i tracciati più complicati, non guida bene come i più grandi , ma dalla sua ha quei cilindri che nei tratti pendenti sprigionano una forza senza eguali.

A Rijkevorsel ogni tanto la pioggia sembra non smetta mai di cadere; alcuni sostengono che la vittoria di Toon Aerts nell’Europeo del 2016 (precede nel libro dei trionfi proprio Mathieu Van Der Poel che andrà vincere nel 2017 e nel 2018) per un attimo abbia fatto dimenticare un autunno che da quelle parti sembra non dare mai tregua e che rende ogni sagoma uguale all’altra. Con quel suo successo ha portato un sorriso sui volti della sua gente.

Quel giorno l’intero paese si fermò per seguire la sua prova. In molti si radunarono al Cafè William’s Place dove sorge il club Wielervrienden William’s  Place che sostiene lui, il fratello più piccolo e il giovane rampollo della famiglia Dockx, figlio di Bart ex professionista su strada con la Lotto.

Era presente suo padre, uno dei fondatori, ma non sua madre “ero troppo nervosa, ho seguito la gara da casa, ma sapevo come sarebbe andata, uno scherzo del destino ha voluto che Toon quel giorno avesse il numero 11, lo stesso di suo fratello Thijs quando vinse il mondiale Juniores nel 2014. ” Sì perché quando si parla di famiglia Aerts, non va dimenticato che il più piccolo, Thjis promette di inserirsi anche lui nella battaglia. “A casa c’è una lavatrice che lava i panni tutto il giorno, ora c’è un maglione in più da lavare“. Quella maglia che quando Toon l’ha indossata gli dava forza come fosse la corazza di un cavaliere: “la maglia da campione europeo non mi ha cambiato, però quando la indosso, la gente mi riconosce, i ragazzini mi incitano, mi danno grande forza nei momenti di difficoltà.

Quell’europeo fu una gara perfetta perché alle sue spalle sul podio finirono Van Der Poel e Van Aert. “Quel titolo è arrivato grazie a una serie di circostanze. Tutto intorno a questo sport si verifica attorno a una serie di elementi che vanno a sommarsi. Mi giro, vedo un buco, Van Aert rallenta, dietro ho altri 3 compagni di squadra, inizio a macinare e stantuffare e ringrazio il mio motore che mi ha permesso di vincere quella gara.

Dopo quell’europeo però, qualcosa non torna, le stagioni si fanno sempre più dure anche perché davanti i due mattatori assoluti si spartiscono il bottino, come fuorilegge nel Far West. Lui cerca di alzare l’asticella, ma di colpo si scopre una delle tante vittime dei due cannibali.

Al termine della scorsa stagione decide di cambiare metodo di allenamento e raccoglie i suoi frutti. A Waterloo nella prima prova di Coppa del Mondo 2018/19, si districa su un percorso tutt’altro che esigente, lontano dal fango belga che caratterizzerà la stagione da novembre in avanti. Batte Van Aert, è questa è già una notizia che può segnare un’epoca. Si prende il lusso di lasciarlo per strada, pardon fuoristrada, a due giri dal termine, gestendo con una sagacia quasi sconosciuta il distacco che andava via via dilatandosi, come onde spazio-tempo. Conquistando così la sua prima vittoria in Coppa del Mondo.

Vince anche la prova successiva, sempre oltre oceano, Van Aert che è uno che non ama perdere da Van der Poel, figuriamoci dal suo connazionale, lo affianca di nuovo sul podio con l’aria di chi pensa al tanto asfalto mangiato quest’anno e a quanta polvere vorrebbe far inghiottire ai suoi avversari nella stagione invernale del ciclocross.

Intanto Aerts, tornato dall’America con la maglia di leader di CDM, nei primi cross europei dell’anno si abbona al podio; il Superprestige è terra di conquista di uno e soltanto uno: Mathieu Van der Poel. Van Aert fa più fatica e si prende diversi piazzamenti (al 4 novembre saranno ben 8 tra Coppa del Mondo, Superprestige, Europeo e le altre prove del CX), ma Toon è sempre lì, attento a chiudere al terzo posto in diverse gare, diventando ufficialmente il più forte dei terrestri, in attesa di un passo falso dei Dioscuri: magari chissà al prossimo Mondiale.

Toon Aerts è anche il nome di un regista che in Belgio ha firmato un cortometraggio di nome “A perfect Drug” finito presto nel dimenticatoio.  Il Toon Aerts di questa storia invece, macina chilometri con tale perseveranza da far ricordare alla folla assiepata nel circuito il suo nome così difficile da memorizzare, e per non essere da tutti ricordato solo come il terzo incomodo, colui che ha provato a entrare nella storia quando a dominare la scena c’erano Mathieu Van Der Poel e Wout Van Aert.

(immagine copertina tratta da https://www.flickr.com/photos/tabor-roeder/36532354113/in/photostream/ @Phil Roeder)

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.