Tour of Southland: la gara più spettacolare di cui nessuno vi ha mai parlato

Nel Southland, la regione più a sud della Nuova Zelanda, ogni anno, dal 1956, a novembre, si svolge una corsa ciclistica. Il suo nome è alquanto banale: Tour of Southland. Ciò che la gara propone, però, è decisamente fuori dall’ordinario. D’altronde, la terra lungo la quale si snoda è una delle più affascinanti al Mondo. Là acqua e roccia si incontrano, si abbracciano e diventano un tutt’uno. E questo è evidente quando, durante la gara, i corridori affrontano le frazioni con arrivo in salita. In primo piano le battaglie tra gli atleti, su ripide erte, a colpi di scatti. E sullo sfondo laghi, fiordi o il Mar della Tasmania.

E’ in questa terra che si trova il favoloso parco nazionale del Fiordland. Al suo interno c’è Milford Sound, un’autentica meraviglia. Non a caso è la meta turistica più visitata della Nuova Zelanda. Ma non sono solo i paesaggi che propone a rendere speciale la manifestazione ciclistica in questione. Nonostante sia solo una corsa nazionale e non UCI, infatti, il Tour of Southland offre contenuti tecnici di alto livello. La gara è sovente scoppiettante, piena di colpi di scena, indecisa fino all’ultimo.

Dai corridori neozelandesi il Tour of Southland è sentitissimo. D’altronde, come scritto nel primo paragrafo, non parliamo certo di una competizione nata ieri. La gara ha sessantaquattro anni di storia ed è stata vinta da tutti i grandi del pedale della terra dei Maori. A partire da Warwick Dalton e Tino Tabak, leggende del ciclismo locale degli anni ’60, i quali, in palmares, vantano tre edizioni a testa del Tour of Southland.

Dalton, grande seigiornista, è stato il primo neozelandese a ottenere un risultato di pregio in Europa. Nel 1961 fu terzo, con due vittorie di tappa, alla Milk Race, odierno Giro di Gran Bretagna, al tempo gara di due settimane riservata ai dilettanti (quasi un grande giro, dunque). Tabak, invece, fu il primo All-Black a correre tra le file di squadre europee durante gli anni ’70. Ottenne diversi bei risultati nelle classiche e nel suo palmares può vantare sia il campionato nazionale di Nuova Zelanda che quello dei Paesi Bassi. Egli, infatti, aveva la doppia cittadinanza e nel 1972 conquistò il titolo neerlandese battendo nientemeno che un certo Joop Zoetemelk.

Nei decenni seguenti al Tour of Southland si sono imposti anche Paul Jesson, primo neozelandese a vincere una tappa in un grande giro alla Vuelta del 1980, Eric McKenzie, che in Europa ha collezionato top-10 in gare prestigiose tra cui il Giro del Piemonte, e Hayden Roulston, rivale di Bradley Wiggins nella finale per l’oro dell’inseguimento individuale a Pechino 2008. La regione del Southland, col passare degli anni, è diventata una vera e propria terra di ciclismo.

A Invercargill, la città più grande della zona, sorge anche un velodromo che nel 2012 ha ospitato i Mondiali juniores. La struttura, da fine anni 2000, oltretutto, è usata come base operativa dagli atleti che preparano le Olimpiadi. Insomma, ovunque vai, in questa regione, si respira ciclismo. E il Tour of Southland è il festival ove la passione per le due ruote raggiunge il suo apice. Nonostante la situazione complicata, a causa della pandemia, gli organizzatori, anche quest’anno, sono riusciti a far prendere vita alla loro creatura.

Il Tour of Southland, in questo 2020, si è tenuto dall’uno al sette di novembre. Alla gara non hanno potuto prendere parte squadre straniere. Tuttavia, la startlist, comprendente gran parte dei più forti corridori locali e dei giovani neozelandesi più promettenti, era di buonissimo livello. Al via, infatti, figuravano diversi campioni del Mondo di ciclismo su pista. C’erano Aaron Gate, iridato nell’Omnium nel 2013, Campbell Stewart, che nella disciplina appena citata ha vinto l’oro nel 2019, e Corbin Strong, re della corsa a punti a Berlino 2020. Strong, oltretutto, è anche uno dei prospetti più quotati di Nuova Zelanda. E’ un classe 2000 e da quest’anno milita nella SEG Racing Academy, uno dei più noti team di sviluppo del Vecchio Continente.

Ma Corbin non era l’unico giovane neozelandese tornato in patria, dall’Europa, per competere nel Tour of Southland. C’era anche Rueben Thompson, classe 2001 che quest’anno ha corso in Spagna ottenendo risultati importanti come il secondo posto alla Clasica de Torredonjimeno e l’ottavo alla Vuelta a Alicante. Thompson, che nasce triatleta e solo da un paio d’anni ha deciso di dedicarsi al ciclismo su strada, nel 2021 correrà nella formazione continental della Groupama-FDJ. Insieme a lui, inoltre, il sodalizio francese ha preso anche Laurence Pithie, classe 2002 che quest’anno doveva gareggiare tra gli juniores nei Paesi Bassi e che nel 2019 aveva sfiorato il titolo continentale a cronometro.

Tra gli altri atleti presenti c’erano diversi giovani di buone prospettive, come Logan Currie, Jack Drage, Theo Gilbertson e Barnaby Clegg-Shaw, tutti ragazzi nati nel nuovo millennio e capaci di chiudere la gara tra i primi venti. Inoltre, vi erano anche corridori nel fiore degli anni che in passato hanno dimostrato di poter gareggiare, con ottimi riscontri, in Europa. Citiamo Michael Vink, vincitore delle ultime due edizioni del Southland, James Oram, ventisettenne formatosi alla corte di Alex Merckx alla fu Botranger poi Axeon, e Ollie Jones, il quale due anni fa ha corso qua in Italia tra le file della Dimension Data continental.

La manifestazione è iniziata con un breve prologo a squadre tra le strade di Invercargill che non ha scavato grossi solchi tra i favoriti. Era possibile seguire la gara, come ogni anno, grazie al livetext presente nel suo incredibilmente dettagliato sito web. Inoltre, ogni giorno il canale Youtube del Tour of Southland caricava delle corpose sintesi, che in patria venivano trasmesse dalla TV locale, delle frazioni che man mano si svolgevano.

Nella prima tappa, il Tour of Southland entra nel vivo. La frazione, infatti, prevede un tracciato tortuoso che dal velodromo di Invercargill porta a Hokonui. A circa dieci chilometri dal traguardo, su uno strappo, Aaron Gate e James Oram, compagni di squadra alla Black Spoke, attaccano, sorprendendo il resto del gruppo. I due si riportano su Ben Oliver, che era in fuga, e riescono a resistere al ritorno del plotone. Gate vince la frazione e prende i dieci secondi di abbuono, oltre alla maglia gialla, mentre Oram chiude terzo. Corbin Strong, invece, domina la volata dei battuti giunti a dodici secondi dai battistrada.

L’iridato della corsa a punti, ad ogni modo, si rifà il dì seguente vincendo, al termine di uno sprint a ranghi compatti, la seconda tappa che arrivava sulle rive dello stupendo lago Te Anau. Il trionfo di Strong manda in archivio una giornata relativamente tranquilla, anche se, comunque, il giovane All-Black ha conquistato dieci secondi di abbuono. Comunque quella è stata la quiete prima della tempesta, dato che all’indomani iniziavano le montagne.

Quattro novembre 2020, terza frazione: si parte da Mossburn e si arriva alla stazione sciistica di The Remarkables. Appena inizia l’erta in cima alla quale è posto il traguardo, la St. George Continental Team di Michael Vink alza il ritmo e comincia a scremare il gruppo. A tre chilometri dalla vetta, quando ormai in testa sono rimasti pochissimi atleti, il giovanissimo Rueben Thompson si produce in un violento cambio di ritmo. L’ex triatleta parte deciso e fa il vuoto alle sue spalle.

Dietro a Thompson, si forma un quartetto composto da Vink, Strong, Ollie Jones e la maglia gialla Gate. Mentre Rueben si esibisce in una danza letale sui tornanti di questa splendida salita dalla quale si può ammirare, all’orizzonte, il lago Wakatipu, il leader della generale va in crisi. Al traguardo il futuro rappresentante della Groupama-FDJ trionfa con 28″ di margine su Jones, 33″ su Vink e Strong, 40″ su Oram e ben 1’18” su Gate che è crollato negli ultimi mille metri.

Con quella tonante prova di forza, Thompson si porta in testa alla classifica generale. Ci resterà per molto poco, però. La quarta tappa, la Invercargill-Bluff Hill, prevede un altro arrivo in quota, su un’ascesa più corta rispetto a quella del giorno precedente, ma decisamente ripida. Sulla carta è un altro traguardo per Thompson, ma l’ex triatleta non arriverà ai piedi dell’asperità sopraccitata insieme agli altri uomini di classifica. Sin dalla partenza, sulla gara, spira un forte vento laterale e questo vuol dire solo una cosa: ventagli.

Il plotone si spezza più volte, con lo stesso Thompson che dà il suo contributo ad aprire i ventagli. A venti chilometri dall’arrivo, quando davanti è rimasto solo un gruppetto di diciotto con tutti gli uomini di classifica, la maglia gialla va in crisi. Rueben è esausto, perderà oltre cinque minuti. Gli altri, invece, arrivano tutti insieme alle pendici di Bluff Hill.

Appena la strada inizia a salire, il plotoncino di testa si sgretola. Vink fa il forcing nell’ultimo chilometro e alla sua ruota restano solo Strong, Gate, Oram e Jones. A trecento metri dall’arrivo, al termine del segmento più aspro dell’erta, parte Strong. Il giovanissimo campione del Mondo della corsa a punti sfodera dall’arsenale uno scatto al fulmicotone. I rivali non riescono a reagire e Corbin fa tappa e maglia. Strong, nativo di Invercargill, è il primo corridore proveniente dal Southland a vestire la maglia di leader della gara più importante della sua terra dal 1994 a oggi.

Neanche Corbin, però, può dormire sonni tranquilli. L’iridato della corsa a punti ha dimostrato grande polivalenza vincendo sia in volata che in salita, ma una delle due semitappe in cui si divide l’ultimo giorno di corsa è una cronometro, il suo punto debole. Strong ha una manciata di secondi di vantaggio su Vink e Oram, sulla carta i due più forti nelle prove contro il tempo. Il secondo, addirittura, da U23 è arrivato sesto ai Mondiali di specialità di Richmond 2015.

Strong, per vincere, deve accumulare abbuoni nelle due frazioni in linea rimaste. La quinta tappa, però, che va dal velodromo di Invercargill a Lumdsen, è oltremodo particolare. Infatti, il profilo altimetrico non è nulla di che, ma sulle strade che collegano i due centri del Southland è solito soffiare un forte vento. Giusto un anno fa, da queste parti, i ventagli inghiottirono il messicano Eder Frayre, il quale si era imposto sui due arrivi in salita e vestiva la maglia di leader. Perse sei minuti e con essi tutte le sue chance di conquistare il trionfo finale.

Con il terrore per i ventagli diffuso nel gruppo, la frazione si infiamma sin dalla partenza. Per ottanta chilometri c’è stata bagarre, ma il vento si è rivelato meno forte rispetto a quello incontrato il giorno prima e grosse fratture, nel plotone, non ci sono state. Tuttavia, quando l’andatura cala, dal plotone evade una fuga comprendente ben nove corridori, tra cui Rueben Thompson.

Il dominatore di The Remarkables doveva recuperare oltre cinque minuti a Strong, ma coi gregari stanchi la fuga prende il largo. I nove sono arrivati ad avere un massimo di quattro minuti di margine sugli inseguitori. Dopodiché, il gruppo maglia gialla riesce a ridestarsi e recupera un paio di minuti a Thompson prima del traguardo. Il successo parziale va Campbell Stewart, mentre sia Strong che Thompson, a conti fatti, sono usciti sconfitti da questa giornata bizzarra. Il primo non è riuscito a guadagnare tempo, con gli abbuoni, su coloro che lo inseguono nella graduatoria generale, mentre il secondo non ce l’ha fatta a rientrare in classifica.

Si è così giunti alla prima semitappa dell’ultimo giorno, una cronometro, appunto, di tredici chilometri che si snoda tra le strade di Winton, piccola cittadina rurale che sorge sulle rive del fiume Oreti. Strong, come da pronostico, perde molto. Oram e Vink chiudono con un tempo pressoché speculare. Il primo guadagna appena un secondo al campione uscente. Aaron Gate, dato ormai per spacciato dopo la crisi sulle rampe di The Remarkables, però, stupisce tutti realizzando una prova portentosa.

L’ex iridato dell’Omnium, tornato a correre in patria in questa stagione dopo svariati anni passati in Europa, di cui gli ultimi tre tra l’Aqua Blue, con cui ha fatto anche la Vuelta 2017, e la EvoPro, percorre i tredici chilometri della crono in meno di sedici minuti. E’ l’unico a riuscirci, ma per appena un secondo non riesce a prendere la maglia gialla. Al termine della prova contro il tempo, infatti, Vink guida la classifica generale con un secondo proprio su Gate e cinque su Oram.

Nell’ultima semitappa rimasta, sulla carta una frazione insignificante tra le vie di Invercargill, dunque, la classifica generale poteva ancora essere stravolta. Gate, infatti, il quale porta anche avanti l’attività su pista con ottimi risultati, tanto che nella stagione 2019-2020 ha vinto due prove di Coppa del Mondo (la Madison a Cambridge e l’Omnium a Brisbane), ha un ottimo spunto veloce e, a questo livello, può tranquillamente buttarsi nella mischia allo sprint e prendere gli abbuoni.

Corbin Strong, pur trovandosi ormai a oltre trenta secondi da Vink, prova ad animare la gara attaccando da lontano. La sua mossa non paga i dividendi sperati e si va, così, verso l’arrivo a ranghi compatti. Con il campione del Mondo della corsa a punti stanco, peraltro, le possibilità di Gate di conquistare la gara si sono alzate ulteriormente. Aaron si butta in volata, ben lanciato dalla sua squadra. Gli sarebbe bastato un secondo posto per sfilare la maglia a Vink, il quale aveva guadagnato qualcosina grazie ai traguardi volanti, ma l’ex iridato dell’Omnium preferisce fare le cose in grande. Gate vince la tappa, battendo financo il rapido Campbell Stewart, il quale, di solito, è suo compagno nella Madison, e conquista il Tour of Southland 2020.

Dopo sette giorni a dir poco scoppiettanti, nei quali ci ha proposto ventagli, battaglie in salita e paesaggi mozzafiato, il Tour of Southland 2020 va in archivio con una classifica cortissima. Gate precede Vink di sei secondi e Oram di dodici. Corbin Strong giunge quarto e conquista la maglia rosa di miglior giovane. Anche se molti qua in Italia non lo sanno, e probabilmente mai lo sapranno, il Tour of Southland è stato, anche in questo nefasto 2020, una delle gare più belle ed emozionanti della stagione.

Foto: Tour of Southland/Facebook