Non ci sarà più nessun attacco sul settore di Templeuve, nessun Merci Roubaix”, nessuna faccia impolverata beffata al fotofinish nel velodromo. Nessuno mai più potrà dire: “Non ho sbagliato a fare la volata contro Douclos-Lassalle, ho sbagliato a fare il corridore”, per poi ritornare in quello stesso posto per vincere due volte quel trofeo, come hai fatto tu. Non ci sarà più nessuna sfrontatezza nell’affrontare fradici muri fiamminghi o sabbiosi selciati francesi.

Quando persino il meteo aveva rispetto di quella corsa, tu l’hai vinta sotto il sole e in mezzo alla polvere. L’hai conquistata prima con una maglia blu e poi con una maglia bianca. Ti sei spogliato della tua divisa ringraziando quel paese del nord della Francia che deve la sua fama a questa corsa infernale. L’hai dominata e ti ha respinta. L’hai surclassata con una spalla malconcia, quando le cronache dell’epoca pensavano che non ti saresti nemmeno presentato al via.

Van Petegem, Sørensen, Peeters, Michaelsen, Museeuw, Backstaedt: hai combattuto e sconfitto nomi che sembravano usciti da un racconto spaventoso. Eri leader in corsa e fuori. Narratori sopraffini ti hanno descritto come schietto, umile, diretto. Persuasivo e disponibile. Corazze di fango ti hanno messo al riparo dalle beffe e dentro a quel velodromo hai trovato le tue risalite. Il pubblico francese ti ha applaudito nella sconfitta, e tu non credevi alla vittoria fino a quando la folla non ti ha acclamato. Nessuno ti è riuscito a fermare, nemmeno quando hai smesso di correre e hai preso in mano la Nazionale Italiana, erede di Alfredo Martini, e hai portato un gruppo di tuoi ex colleghi in cima al mondo.

Sabri, mi hanno offerto il ruolo che fu di Alfredo Martini, che faresti al posto mio?”. Hai chiesto a tua moglie, ma avevi già deciso.

Eri alchimista e mastro tornitore, lucido nelle analisi, all’avanguardia nelle scelte. Hai plasmato una Nazionale che per te e il capitano designato ha dato l’anima. Disegnavi tattiche e dipingevi scenari. Usavi parole potenti come le tue rasoiate sul pavé, per farti seguire, e lo avrebbero fatto anche in cima al mondo. Hai sfiorato il Fiandre e persino il Lombardia, corsa per la quale sembravi non essere tagliato, ma arrivavi con la testa dove le gambe non potevano. Arrivavi con la forza dove il talento aveva baciato sulle labbra qualcun’altro. Con Bettini ti sei preso a parolacce, ma lui era come un fratello minore e lo hai condotto in cima all’Olimpo.

Hai guidato veloce perché non riuscivi a stare mai fermo, hai scelto il rally e poi quel giorno hanno chiamato a gran voce il tuo nome.

Ora immensi spazi vengono delimitati da lingue sottili di selciato che hanno reso onore alla tua carriera. Da qualche parte avrai trovato una bicicletta, ne siamo certi. E mentre il poeta scrive un epitaffio: “Lui che offrì la faccia al vento la gola al vino e mai un pensiero non al denaro, non all’amore né al cielo”, noi ti immaginiamo con una pietra in mano e gli occhi grati a fango e polvere.

Immagina in evidenza: @Eric HOUDAS GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html) or CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0), from Wikimedia Commons

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.